Renzo Maltinti è uno degli uomini di ciclismo più longevi e acuti del movimento italiano. La sua squadra dilettantistica lancia talenti da più di 40 anni e la Firenze-Empoli, la corsa più rinomata tra quelle che organizza, è diventata ormai la classica d’apertura del calendario giovanile. Per tutti questi motivi, quando è stato messo al corrente della volontà della Federazione Ciclistica Italiana si è arrabbiato molto.
Renzo, cosa non le torna?
«Più di tutto, che gli organizzatori continuano a non essere interpellati quando, invece, è la prima cosa che si dovrebbe fare. Oggigiorno un evento ciclistico lo possono organizzare soltanto due persone: un appassionato e un bischero. Ecco, a me dà fastidio che questa passione non venga riconosciuta e rispettata. Siamo in prima linea, le difficoltà economiche e tecniche del ciclismo giovanile le conosciamo meglio di chiunque altro: eppure, in situazioni come questa, continuiamo a non venire coinvolti».
Nemmeno una riunione? Com’è possibile?
«Una c’è stata, io non ho potuto partecipare per inderogabili motivi di lavoro. Ma mi è stato riferito che della Federazione non c’era nemmeno un rappresentante, non so se per scelta o perché non è stato messo al corrente e invitato. Voglio specificarlo: io ho piena fiducia in Renato Di Rocco, Daniela Isetti e Ruggero Cazzaniga, ma così non si va da nessuna parte. Bisogna trovare un accordo, e al più presto anche: il mio telefono squilla già da giorni, tutti vogliono sapere se la Firenze-Empoli si terrà o meno».
E lei cosa risponde, Renzo? Se la Firenze-Empoli, e le altre manifestazioni che lei organizza, dovessero diventare nazionali, pensa di riuscire ad allestirle?
«Non penso proprio, ad essere sincero. Non voglio mantenere una linea né disfattista né tantomeno ricattatoria, ma non saprei davvero come fare: in un momento storico come questo, non possiamo aspettarci di trovare fondi da un giorno all’altro. Ma nemmeno avendo mesi di tempo a disposizione ci riusciremmo, probabilmente. Ma dico io, è davvero così difficile incontrarsi, sedersi ad un tavolino e parlarne in maniera costruttiva? Il ciclismo va avanti soltanto se gli si vuol bene».
Cosa propone dunque?
«Nominiamo dei rappresentanti e scendiamo a Roma, oppure invitiamo noi qualche membro federale. Gli organizzatori che si lamentano dell’aumento dei costi hanno ragione, ma questa è solo una parte del problema: rimangono fuori le responsabilità di tanti altri gruppi sportivi, ad esempio, che hanno una squadra ma non organizzano nessun evento. E così facendo, il ciclismo muore. Siamo sempre i soliti quattro o cinque, quando si parla di allestire una corsa di ciclismo. E poi, per chiudere, il modo di fare della Federazione: dovevamo essere interpellati perché siamo una delle parti in causa, non soltanto avvertiti a scelta ormai presa. Dobbiamo confrontarci il prima possibile, se vogliamo che la prossima stagione non sia ancora più complicata di quella appena terminata».
– Leggi la prima puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23
– Leggi la terza puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23
– Leggi la quarta puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23
– Leggi la quinta puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23
– Leggi la sesta puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23
– Leggi la settima puntata dell’inchiesta riservata agli Under 23















