INCHIESTA U23/TERZA PUNTATA. Amantini: «Organizzatori e Federazione devono collaborare per il bene del ciclismo»

Il gruppo alla Firenze-Empoli, una delle corse valevoli per il Prestigio Bicisport. (foto: Scanferla)
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Quando si parla di organizzatori ciclistici, il nome di Enzo Amantini – in particolar modo tra Umbria e Toscana – è uno dei primi a saltar fuori. «Ma non riduciamo questa civile protesta – specifica lui – ad una lamentela dei toscani e degli umbri. Carnasciali se n’è fatto portavoce, ma è una questione di principio che riguarda tutti. E non demonizziamolo: è soltanto sanguigno, in fondo un appassionato buono come il pane».

Parliamo di cifre, Enzo: qual è la differenza tra organizzare una corsa regionale e una nazionale?

«Prima di tutto bisogna fare una puntualizzazione: l’aumento dei costi che lamentiamo noi organizzatori riguarda esclusivamente i mezzi e le strutture, non le tasse federali. Alla Federazione Ciclistica Italiana, secondo me, quest’anno non si può che dire grazie: ha fatto il possibile per tutelarci e farci spendere il meno possibile. Prendendo in considerazione esclusivamente le tasse federali, una corsa nazionale che nel 2019 costava intorno ai 3000 euro, nel 2021 dovrebbe costare sui 1800. Un risparmio superiore ai 1000 euro, mettiamola così».

E queste sono le tasse federali. E tutto il resto, quanti soldi in più richiederebbe?

«Secondo il prospetto abbastanza affidabile che ho redatto, servirebbero 2000 euro in più per ogni corsa che da regionale diventerebbe nazionale. A stare bassi, non meno di 1500. Dal conto generale si possono smussare 500 euro al massimo, non di più. Attenzione, però: è anche una questione soggettiva. Non è necessaria, ad esempio, una macchina col tettuccio: si può fare anche senza, insomma, vorrà dire che chi di dovere s’affaccerà da un finestrino. Basterebbe un po’ di buon senso, credo».

A cosa ti riferisci, Enzo?

«In questi giorni mi sono chiesto: e se alcuni eventi diventassero d’interesse nazionale, mantenendo tuttavia lo schema più snello dei regionali? Passino le transenne e i mezzi in corsa, poiché la sicurezza viene prima di tutto. Ma perdersi in sterili polemiche o discussioni sui numeri dorsali in più e sulle automobili con o senza tettuccio, mi sembra davvero stupido. A maggior ragione al termine di una stagione come questa, che ha rivelato le fragilità del nostro movimento e che dovrebbe invitarci tutti alla riflessione e al quieto convivere».

Ma possono andare d’accordo organizzatori e Federazione Ciclistica Italiana?

«Sembra impossibile, me ne rendo conto, ma devono farlo. E spiego subito perché: non siamo in conflitto, nessuna delle due parti ha interesse ad andare avanti per la propria strada fregandosene dell’altra. Noi organizzatori chiediamo soltanto d’essere interpellati e non trascurati. Secondo me, la Federazione ha saltato dei passaggi. Ma, come ho detto prima, bisogna anche riconoscerne i meriti quando ci sono. Se dobbiamo fare delle polemiche, almeno che siano giuste e mirate. Io, ad esempio, una parte delle colpe la assegno anche ai rappresentanti generali».

Spiegati meglio, Enzo.

«Spesso, quando si affrontano discorsi di questo tipo, le cose vanno più o meno così: prima si accetta, poi ci si lamenta. Ecco, è arrivato il momento d’invertire la rotta. Chi di dovere, a mio parere, dovrebbe andare dai vari Maltinti sparsi qua e là e chiedere loro cosa ne pensano e come converrebbe muoversi. Questo dialogo, non ci prendiamo in giro, non sempre c’è nemmeno tra noi organizzatori. Ed è un peccato, perché non trovarsi d’accordo tra di noi significa non trovare un punto d’intesa con l’altra parte».

Riuscirà ad organizzare le sue corse?

«Mi piacerebbe davvero tanto, si capisce, ma ad ora non saprei. Anzi, se dovessero diventare nazionali, direi più no che sì. Ma non mi perdo d’animo: se riuscissimo a proporre un compromesso basato sul buonsenso, sono convinto che la Federazione non ci ostacolerebbe. Che senso avrebbe, poi? Ripeto, non condanniamo Carnasciali e, più in generale, qualche organizzatore battagliero che alza la voce: lo facciamo anche per attirare l’attenzione su questa vicenda che deve essere risolta al più presto».

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