Maurizio Fondriest, al seguito del Giro d’Italia con la carovana Mediolanum, è cauto nel giudizio su quanto è successo oggi sulle strade della corsa rosa, tra tappa neutralizzata ai fini della classifica generale e volata, invece, ugualmente disputata ai fini della vittoria di giornata.
«Probabilmente da corridore mi sarei comportato nella stessa maniera – dice il trentino, sessant’anni, campione del mondo nel 1988 – Gli scalatori che abbiamo visto parlare con la direzione di corsa non hanno alzato la voce per rovinare la festa ai tifosi attesi a Napoli, ma pensando alle prossime due settimane di gara: tirano l’acqua al loro mulino, comprensibilmente, e non vogliono rischiare di cadere e di perdere gregari preziosi in una frazione altimetricamente banale. Qualsiasi decisione avrebbe scontentato più di qualcuno. Io credo che sia stata presa quella giusta: la vittoria è stata in ballo fino alla fine e gli uomini della generale, invece, hanno potuto tirare i freni e pensare più a lungo termine».
Tuttavia, anche Fondriest condivide il dubbio di molti: se gli stessi fatti si fossero verificati al Tour, siamo sicuri che la tappa sarebbe stata parzialmente neutralizzata?
«Mi rispondo da solo: credo proprio di no. Banalmente, mi torna alla memoria la leggendaria frazione della Boucle del 2014 in cui Nibali, sul pavé bagnato, ipotecò la maglia gialla e Froome invece cadde e fu costretto al ritiro. Ecco, io mi domando se qualche atleta, anche uno soltanto, quel giorno abbia pensato di alzare la voce contro l’organizzazione del Tour. Questo mi dispiace, vedere il Giro sempre in situazioni scomode. Però oggi non avrei fatto a cambio con gli organizzatori, perché hanno dovuto prendere una decisione davvero complicata».













