
Il Giro d’Italia porta con sé tante storie legate alle sue salite più iconiche. Ma ce n’è una che è ancora più legata di altre alle grandi imprese individuali: il Mortirolo. Il sogno di tutti i grandi appassionati di ciclismo, che quest’anno al Giro d’Italia 2027 si farà per ben due volte nella stessa tappa. Soprattutto negli anni Novanta e Duemila, la salita più famosa delle Alpi Retiche è stata teatro di attacchi destinati a entrare nella leggenda, primo fra tutti quello di Marco Pantani. Riviviamo la storia del Mortirolo in questa breve cronistoria.
Il 3 giugno 1990, il Giro affronta per la prima volta nella storia il Mortirolo dal versante di Edolo, meno duro rispetto a quello di Mazzo. A transitare per primo è il venezuelano Leonardo Sierra, che conquista anche la tappa con arrivo ad Aprica. Una discesa tutt’altro che tranquilla, con alcune cadute, accompagna la sua impresa. L’anno dopo Franco Chioccioli inaugura per la prima volta in assoluto il versante di Mazzo. Attacca a metà salita, stacca tutti e prosegue in solitaria per circa 50 chilometri, passando anche dall’Aprica e dal Santa Cristina. Vince la tappa e consolida la maglia rosa, che porterà con orgoglio fino a Milano.
Facciamo un piccolo salto per atterrare nel 1994, che è probabilmente la pagina più importante della storia del Mortirolo. Il 5 giugno, nella Merano-Aprica, un super Marco Pantani, allora ventiquattrenne, attacca a oltre 60 chilometri dall’arrivo. Quel giorno nascerà una stella del nostro ciclismo. Sulle rampe della salita lascia indietro Indurain, Bugno, Chiappucci e la maglia rosa Berzin. Transita per primo in vetta, poi aspetta Indurain in discesa e lo stacca nuovamente sul Santa Cristina. Vince ad Aprica con 2’52” su Chiappucci, 3’30” su Indurain e 4’06” su Berzin, chiudendo il Giro al secondo posto.
Nel 1996 il Mortirolo diventa nuovamente decisivo nella tappa Cavalese-Aprica. Ivan Gotti e Pavel Tonkov allungano e si liberano degli avversari, con Abraham Olano che perde terreno e anche la maglia rosa. All’arrivo Gotti conquista la tappa, mentre Tonkov si assicura un vantaggio prezioso nella generale, con tanto di vittoria del Giro. Gotti quell’anno stabilirà il record di scalata, che ancora adesso gli appartiene: 42′ e 40”.
Andiamo nel 1999: si torna ancora al Pirata. È il celebre 5 giugno e Pantani viene escluso dalla corsa rosa. Il Giro prosegue e nella Madonna di Campiglio – Aprica è Ivan Gotti ad attaccare sul Mortirolo. Insieme a lui ci sono Gilberto Simoni e Roberto Heras. Quest’ultimo vince la tappa, mentre Gotti consolida la leadership e conquista il suo secondo Giro.
Dopo un passaggio lontano dal traguardo al Giro 2004, arriviamo al 2006. Siamo alla 20ª tappa, da Trento ad Aprica, Ivan Basso e Gilberto Simoni rimangono soli sul Mortirolo. Secondo il racconto di Simoni, il varesino gli chiede di non forzare in discesa. All’arrivo, però, Basso vince la tappa e festeggia mostrando la fotografia del figlio appena nato. Simoni, secondo classificato, non la prende affatto bene, viste le dichiarazioni del compagno prima della tappa. Quel gesto scatenò una delle polemiche più feroci della storia recente del ciclismo. Due anni più tardi toccherà invece allo spagnolo Antonio Colom a transitare per primo sulla celebre cima. La salita provoca la crisi di Danilo Di Luca, che perde quattro minuti, mentre Alberto Contador riesce a difendere la maglia rosa dagli attacchi di Riccardo Riccò, conservandola per appena quattro secondi.
Una delle scalate più importanti della carriera di Basso e tra le più belle al Giro arriva quattro anni dopo quello conteso con Simoni, nel 2010. Il varesino forza il ritmo sul Mortirolo e rimangono con lui soltanto Vincenzo Nibali e Michele Scarponi. In una discesa resa insidiosa dalla pioggia, i tre proseguono insieme. Scarponi vince la tappa ad Aprica, ma Basso conquista la maglia rosa ai danni di David Arroyo, che perde oltre tre minuti. Ancora una volta chi passa per primo al Mortirolo sembra baciato dalla buona sorte, dato che Basso centrerà così il secondo Giro d’Italia in carriera.
Nel 2012 il Mortirolo viene affrontato nella tappa con arrivo allo Stelvio, mentre nella Pinzolo-Aprica del 2015, Alberto Contador fora nella discesa precedente alla salita e viene attaccato dagli uomini dell’Astana. È l’anno della leggendaria rimonta del Pistolero. Lo spagnolo reagisce con una progressione impressionante sulle rampe della salita dopo il problema meccanico, raggiungendo Aru, Landa, Trofimov e Kruijswijk. Il primo a transitare in vetta sarà proprio l’olandese. Due anni dopo, nel 2017, il Mortirolo è il preludio a una giornata durissima, che prosegue con lo Stelvio e l’Umbrailpass. Nibali attacca nel finale, raggiunge Mikel Landa in discesa e lo batte allo sprint, conquistando la tappa con merito.
Nel 2019, con arrivo di tappa a Ponte di Legno, il Giro ha affrontato il Mortirolo da Mazzo per l’ultima volta: è stato Giulio Ciccone il primo a transitare in vetta, con lui anche Jan Hirt poi battuto dall’abruzzese in volata. Nel 2022, nella tappa che da Salò portava all’Aprica, a transitare per primo sul GPM è stato l’olandese Koen Bouwman, mentre la vittoria è andata al ceco Jan Hirt, davanti a Thymen Arensman. Nel 2024 il Mortirolo è stato scalato nella tappa che si concludeva al Mottolino, e a transitare per primo è stato Christian Scaroni. Nel 2025, infine, la mitica salita è stata affrontata nella 17ª tappa, la San Michele all’Adige-Bormio poi vinta da Isaac del Toro in maglia rosa; a transitare per primo in vetta è stato Afonso Eulalio.
Nel 2027 il Giro d’Italia tornerà su questa iconica salita e chissà che non ci regali un’altra impresa degna di nota proprio come quelle che vi abbiamo appena raccontato.















