Giro d’Italia 2027, con il Mortirolo e lo Zoncolan tornano anche i due record ancora imbattuti di Gotti e Simoni

Simoni
Gilberto Simoni e Leonardo Piepoli esultano sullo Zoncolan nel 2007.
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8 giugno 1996, 21ª tappa del Giro d’Italia, da Cavalese ad Aprica, 250 chilometri. È la penultima e, di fatto, la tappa che decide la 79ª edizione. La partenza è delicatissima: Abraham Olano indossa la maglia rosa e ha appena 1″ di vantaggio su Pavel Tonkov. Il percorso, d’altro canto, è durissimo: cinque passi da affrontare, tra cui Gavia e Mortirolo, in una giornata segnata da un caldo particolarmente torrido. La corsa comincia a selezionarsi già sul Gavia. La Mapei di Olano prova a imporre un ritmo molto sostenuto, ma il lavoro della squadra spagnola non produce il risultato sperato. Olano riesce lo stesso a rimanere nel gruppo dei migliori, anche se la sensazione è che la tappa si deciderà più avanti.

Appena comincia la salita del Mortirolo, la situazione cambia. Il primo ad allungare è Enrico Zaina. Successivamente si muove Piotr Ugrumov, seguito da Pavel Tonkov e il nostro Ivan Gotti. È proprio qui che comincia la selezione vera. Olano prova a difendersi mantenendo il proprio ritmo, senza rispondere immediatamente a ogni accelerazione, ma Tonkov ha un’altra marcia. A cinque chilometri dalla vetta, Olano paga 34″; ai meno quattro il distacco è già salito a 50″. Quando ne mancano 2 dal GPM il suo ritardo è già di 2′, impossibile recuperare. Gotti e Tonkov invece rimangono insieme. Il Mortirolo ha di fatto completamente ribaltato il Giro.

La parte più interessante è che Gotti e Tonkov, una volta scollinati, non si fanno la guerra. I due collaborano, dandosi i cambi e mantenendo il vantaggio sugli inseguitori. Anche Zaina e Ugrumov, che hanno perso contatto, provano a organizzarsi per limitare i danni. Come riporta anche un articolo dell’epoca di El País, è proprio l’azzurro quello che contribuisce maggiormente al lavoro in testa alla corsa. La conclusione è quasi simbolica e anche romantica: Gotti vince la tappa e stabilisce il nuovo record del Mortirolo in 42′ e 40”, a Tonkov va lo gloria e la conquista del Giro d’Italia.

Se Gotti è il nome legato al Mortirolo, Gilberto Simoni è quello che più di ogni altro ha scritto la storia dello Zoncolan, stabilendo il record di scalata in 39′ e 03”. Questa volta non siamo di fronte a una tappa lunghissima come quella del 1996. Siamo nel 2007, il chilometraggio è relativamente contenuto, ma il finale è destinato a diventare uno dei più duri nella storia della Corsa Rosa. È il primo arrivo nella storia sul versante di Ovaro, quello più impegnativo dello Zoncolan. Simoni conosce già la montagna: nel 2003 aveva vinto la prima tappa della storia del Giro con arrivo proprio su quello splendido monte, ma affrontando il versante di Sutrio, molto meno difficile.

Prima di arrivare a Ovaro c’è un’altra difficoltà: il muro di Tualis, 3,5 chilometri con una pendenza media del 9,4%. È una salita breve ma impegnativa, che serve a preparare il terreno per il finale. In testa alla corsa si seleziona subito il gruppetto dei fuggitivi, mentre dietro Liquigas, Saunier Duval e Astana si preparano alla battaglia. Al momento di affrontare lo Zoncolan, i battistrada hanno ancora circa 3 minuti e 30 secondi sul gruppo della maglia rosa. Sulle prime rampe, i fuggitivi provano a mantenere il vantaggio. Dario Cioni si mette a tirare, mentre davanti Massimo Codol cerca di sfruttare le proprie caratteristiche da scalatore.

Poi arriva il momento di attaccare per la Saunier Duval. Iban Mayo aumenta il ritmo quando mancano circa nove chilometri alla vetta. L’azione dello spagnolo provoca una prima selezione, ma è Simoni a raccogliere il testimone e a fare la differenza. Quando mancano sette chilometri, il gruppo della maglia rosa è ridotto a una decina di corridori. Gibo (così lo chiamano i tifosi) a quel punto si mette in testa e aumenta ulteriormente l’andatura. Cadono progressivamente Damiano Cunego, Eddy Mazzoleni e Riccardo Riccò.

A metà salita la situazione diventa molto interessante. Simoni ha con sé Leonardo Piepoli, suo compagno di squadra, e il giovane Andy Schleck, allora appena ventunenne. Di Luca e Cunego sono invece costretti a inseguire. Quando mancano appena 4 chilometri alla vetta, i tre hanno un vantaggio di circa 20″ sulla maglia rosa. Davanti, intanto, resiste ancora Massimo Codol, protagonista di una fuga lunghissima. Lo spagnolo viene poi raggiunto e superato, mentre il terzetto formato da Simoni, Piepoli e Schleck si avvicina alla conclusione di tappa.

Qui entra in scena Piepoli. Il gregario della Saunier Duval si mette a tirare con grande intensità, preparando lo scatto del proprio capitano. A 200 metri dall’arrivo accelera e riesce a staccare Schleck, così Simoni lo raggiunge quando mancano appena 125 metri al traguardo. I due arrivano insieme, ma è Gibo a conquistare il doppio successo: vittoria di tappa e record dello Zoncolan.