Giro d’Italia, il conto alla rovescia è già cominciato. E meno male che… non c’è Pogacar

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Il gruppo del Giro d'Italia (Credit: LaPresse).
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Ci siamo lasciati alle spalle un mese pazzesco sia per l’intensità delle emozioni vissute (e ci riferiamo soprattutto a quelle godute prima al Giro delle Fiandre e poi alla Parigi-Roubaix, dove il corpo a corpo tra Pogacar e Van der Poel ha ferocemente caratterizzato queste due sfide), sia per il modo in cui gran parte delle classiche andate in scena tra Belgio e Francia si sono concluse: con la netta e incontrastata superiorità del campione del mondo, semplicemente devastante sia sui muri e sul pavé della prima parte che sulle cotes delle corse ardennesi.

Ad inizio aprile, il Giro delle Fiandre dominato dopo aver messo al tappeto un certo Mathieu Van der Poel e, a fine mese, la Liegi-Bastogne-Liegi vinta con il sorriso sulle labbra dopo aver preso il largo “pipa in bocca” sulla Redoute. In mezzo, il piazzamento d’onore al suo debutto sulle pietre della Parigi-Roubaix (ma chissà come sarebbe andata a finire se non fosse caduto in quella scellerata curva presa a velocità folle), il secondo posto al colpo di reni all’Amstel Gold Race vinta dal giovane Skjelmose e, ancora, il successo alla Freccia fatta sua dopo aver sgretolato sul Muro di Huy (da seduto) ogni possibile rivale.

Eh sì, quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato il mese di Tadej Pogacar: un campione che certamente non smette di regalare spettacolo dimostrando ogni volta che scatta di essere di un altro pianeta, ma che – se vogliamo vedere l’altra faccia della medaglia – è così superiore che la sua presenza in gara chiude spesso, ancor prima che la stessa cominci, ogni speranza, ogni legittima aspettativa di assistere ad una corsa aperta e combattuta fino alla fine. E allora, pensando all’imminente partenza albanese del Giro d’Italia, ecco che ci scappa da dire (ovviamente con il sorriso sulle labbra): «Meno male che al Giro Tadej Pogacar non ci sarà. Meno male…».

Proprio così. Il campione in carica non ci sarà, ma questa “ingombrante” assenza non la sentiremo, anzi, ci darà nuovo ossigeno, nuovo entusiasmo, nuovo slancio nel vedere con molta probabilità una sfida alla pari (dunque apertissima fino alla fine) tra i tanti annunciati protagonisti di un Giro sulla carta particolarmente accattivante.

Roglic, Ayuso, Bernal, Carapaz, Landa, i gemelli Yates, Van Aert, Pedersen. E ancora i nostri Giulio Ciccone, che con il bellissimo secondo posto alla Liegi si lancia verso un Giro a caccia di tappe; Antonio Tiberi, che punta al podio sebbene al Tour of the Alps si sia dovuto fermare per un attacco influenzale che speriamo non lasci strascichi; e, infine, la gran bella sorpresa di vedere al via (sebbene come gregario di Roglic) anche quel bel talentino di Giulio Pellizzari.
Il Giro ci chiama, partiamo!
E… meno male che non ci sarà Pogacar.