Cinque euro per correre, Metti (Toscana): «In Consiglio Federale solo noi votammo contro»

Metti
Saverio Metti, Presidente del Comitato Regionale Toscana (credit: Federciclismo)
Tempo di lettura: 5 minuti

Ieri è scoppiata la bufera intorno alla delibera del presidente della FCI Cordiano Dagnoni, che dà la facoltà agli organizzatori delle corse di giovanili di chiedere una quota di iscrizione di 5 euro per ogni partecipante alle gare regionali. Il segretario generale della Federazione, Marcello Tolu, ha scritto una mail ai presidenti dei comitati regionali e ai consiglieri federali, che contiene dei chiarimenti rispetto alla delibera presidenziale.

Il Comitato Regionale Lombardia si è subito espresso in maniera contraria, tramite un comunicato ufficiale. Noi di Bicisport abbiamo sentito Saverio Metti, Presidente del Comitato Regionale Toscana. «Nella mail che è arrivata questa mattina, il segretario Tolu si rifà a Consiglio Federale svolto a Bergamo qualche tempo fa, dove c’ero io come rappresentante del Centro, e gli esponenti del fuoristrada chiesero di poter far pagare un chip d’ingresso o un’iscrizione anche agli Esordienti e agli Allievi. Dopo varie discussioni ci fu una votazione e in quell’occasione noi siamo stati l’unica regione che si è detta contraria, con la Lombardia che si è invece astenuta, dicendo di voler prima sentire le sue società. Questo è un processo che quindi si è aperto inizialmente per il fuoristrada, ma che poi è stato traslato anche sulla strada nell’ultimo Consiglio Federale di gennaio. Quello che posso dire è che si tratta di una conseguenza abbastanza prevedibile di quanto uscito dal consiglio di Bergamo. Non stiamo parlando di due mondi opposti, ma due discipline figlie dello stesso sport».

Qual è la posizione della Toscana riguardo alla delibera del 14 febbraio? La stessa espressa da lei nel Consiglio di Bergamo?

«Noi come regione Toscana faremo una riunione online lunedì sera, perché io sono abituato a far parlare le società, più che le istituzioni. Non voglio fare uscite autonome. A subìre questa decisione è chi si trova alla base ed è giusto sentire la loro opinione prima di dire qualsiasi cosa. Se poi le loro idee combaceranno con quelle che avevo espresso io in Consiglio Federale, allora usciremo subito con un comunicato».

Ieri abbiamo sentito diversi direttori sportivi e presidenti di squadre giovanili come Scinto, Provini e Lastrucci. Tutti fortemente contrari a questa delibera.

«Ho letto le parole di Scinto, Provini e Lastrucci, anche perché sono tutti a capo di società ciclistiche toscane o comunque a noi affiliate. Direi che la posizione del mondo della strada in generale è chiara e contraria a questa delibera. Quella del fuoristrada, però, non è così scontata. Anche perché ci sono Nazioni confinanti con l’Italia, come Svizzera e Austria, che fanno pagare l’iscrizione alle corse fuoristrada. Quindi le regioni italiane limitrofe potrebbero essere più aperte e favorevoli a questo tipo di comportamenti».

Presidente, lei che cosa pensa della questione?

«La mia opinione personale è chiara da tempo e scritta a verbale: mi sono sempre professato contrario. Credo che far pagare dei bambini di 13, 14 o 15 anni per correre, facendo ricadere il costo sulle famiglie o sulle società per cui corrono, è decisione delicata e azzardata da prendere. Anche perché facendo così si crea un meccanismo di elite che alla lunga può portare questo sport a diventare come il tennis o il golf. Ossia una disciplina che richiede a chi la vuole praticare una quantità di soldi che non tutti si possono permettere. Mentre il ciclismo è sempre stato un mondo popolare e alla portata di chiunque».

Molte società si sono lamentate soprattutto della tempistiche, perché la delibera arriva a una settimana scarsa dall’inizio della stagione.

«Sì, anche le tempistiche di questa decisione non aiutano, perché la delibera è arrivata troppo a ridosso delle gare. Le corse del calendario sono state comunicate a novembre e le società si sono già organizzate per le trasferte e tutti gli altri aspetti. Ma secondo noi della Toscana, al di là dei tempi sbagliati, si tratta di un’ipotesi che non doveva nascere. E che se proprio doveva essere attuata, andava differenziata tra regioni. Noi del centro-sud, ad esempio, abbiamo difficoltà molto più grandi e magari facciamo più fatica ad accettare questa decisione rispetto ad alcune regioni del nord».

Secondo lei cosa faranno gli organizzatori delle corse?

«Io credo che, almeno per quanto riguarda la strada, in Toscana nessuna corsa farà pagare l’iscrizione. Anche perché i budget sono già definiti e le corse già organizzate o comunque già programmate. Quindi, chi è riuscito a confermare l’evento, ha già i chiuso e sistemato i bilanci. Poi, secondo me, non sono i 5 euro in sè il problema. I genitori che accompagnano i figli alle partite di calcio o altri sport spendono anche di più. Il problema sta nel fatto che il ciclismo per tradizione è sempre stato uno sport per tutti e che senza spendere, o al massimo con costi molto contenuti, faceva divertire i ragazzi, dandogli anche la possibilità di vivere e vedere tutti i bellissimi scorci che abbiamo in Italia. Dobbiamo assolutamente riportare in Italia la gioia di correre, non ammazzare questo sport con altri costi».

In questi giorni si è anche parlato del rischio di dare il colpo di grazia a un movimento italiano già in crisi. Lei crede che sia concreto questo rischio?

«Le difficoltà sono lampanti e sotto gli occhi di tutti. Anche l’ultima riforma dello sport ha portato un netto aumento dei costi che è calcolabile sul 20-30% in più per ogni gara. Questo perché ci sono delle figure in posizioni decisionali che andrebbero probabilmente rivalutate, ma soprattutto che hanno permesso che passasse questa riforma così svantaggiosa per chi prova a tenere vivo questo bellissimo sport. In più oggi è ancora più difficile mettere in piedi una corsa per la questione della sicurezza. L’aumento dell’utilizzo delle auto, i nuovi pericoli nati sulla strada e l’assenza di impianti e strutture apposite per praticare ciclismo hanno portato a rendere questo sport sempre più pericolo e difficile da praticare».

In molti ritengono che questa assenza di sicurezza stia portando i genitori ad allontanare i figli dal ciclismo.

«Purtroppo è vero. Il reclutamento di giovani è sempre più complesso perché sono sempre meno i bambini che si affacciano a questo sport. La mancanza di sicurezza nelle strade, oltre che l’assenza di strutture consone, sta facendo diventare il ciclismo sempre meno attrattivo per le famiglie. In Toscana stiamo provando a creare impianti e percorsi sicuri sui quali i giovani possano crescere e imparare ad amare questo sport, ma lo Stato deve essere il primo a darci una mano, perché per ora sta dimostrando di non credere nel ciclismo. Ricordiamoci che nonostante siamo la nazionale medaglia d’oro olimpica nell’inseguimento a squadre non abbiamo un velodromo aperto… Se a ciò aggiungiamo anche l’aumento dei costi rischiamo tanto».

Quest’anno si assisterà alla prima storica partenza del Tour de France dall’Italia, precisamente da Firenze. Può essere un’occasione per rilanciare il movimento?

«Il 2024 può essere un anno speciale, almeno per la Toscana, ma io dico da tempo che il Tour va vissuto a 360°, sennò rimarrà solo un investimento fine a se stesso. Invece noi dobbiamo sfruttare questa occasione per riaccendere l’entusiasmo delle gente. Io infatti ho già parlato con Nardella (sindaco di Firenze, ndr) e gli ho detto che mi piacerebbe molto che i nostri giovani delle scuole, in occasione della settimana del Tour, vivessero un loro momento indimenticabile e che permetta loro di innamorarsi di questo fantastico mondo che è il ciclismo».