L’aspetto umano prima di tutto: intervista a Luca Mazzanti, procuratore di Sonny Colbrelli

Sonny Colbrelli insieme al suo procuratore Luca Mazzanti
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Alcuni credono erroneamente che i corridori siano automi, macchine perfette in grado di procedere a ritmi folli senza che sia loro consentito un attimo di debolezza, fisica e mentale. Ma così non è e proprio per questo motivo è necessario soffermarsi sulla componente psicologica. Su questo aspetto rivolge la sua attenzione Luca Mazzanti, fondatore della società Gl Bike Promotion e procuratore dal 2014 del campione europeo Sonny Colbrelli, splendido vincitore la settimana scorsa della Parigi-Roubaix. Mazzanti è uomo di gruppo, capace di muoversi con disinvoltura nella carovana. Dal 1996 al 2013 ha militato tra i Professionisti per poi intraprendere un nuovo percorso stimolante e ricco di punti da analizzare che vanno ben oltre il mero guadagno economico.

Mazzanti quando nasce la GL Bike Promotion?

«Esattamente nel 2007, quando ancora militavo in gruppo. La fondai con altri due soci che, in quel periodo, mi seguivano come procuratori.

Un’idea che si è rivelata una scommessa vincente.

«Direi di sì. Già da allora pensavo al futuro e volevo trovare un modo per continuare a rimanere nel mondo del ciclismo, occupandomi di ciò che sta dietro un corridore. Avendo corso per tanti anni ero pienamente consapevole delle esigenze di un corridore e di tutte le circostanze non facili che si trova ad affrontare».

Quanto è stata importante la sua esperienza in gruppo?

«Senza dubbio tanto, anzi, posso tranquillamente dire che ha rappresentato una marcia in più nel mio lavoro. Spesso i corridori non sono tutelati a dovere, non si riesce a capire ciò di cui necessitano perché non si è in grado di comprendere i grandi sacrifici che devono affrontare. Più che un procuratore mi reputo un amico degli atleti che seguo, capace di indirizzarli verso un processo di crescita, agonistico e umano, che possa portare loro a esprimersi al meglio».

Da chi è costituita la GL Bike Promotion?

«Siamo in tre: io sono l’amministratore delegato, poi c’è l’avvocato Filippo Martini e Filippo Pozzato che svolge il ruolo di consulente e si occupa delle comunicazioni».

Quanti corridori seguite?

«Esattamente 22: 10 Professionisti e 12 ragazzi appartenenti alla categoria degli Under 23».

Mazzanti, nessun Juniores tra le vostre fila.

«No, perlomeno non attualmente. Bisogna procedere con molta calma e uno Junior è ancora molto giovane: a quell’età devi vivere il ciclismo con spirito d’avventura e serenità, il resto verrà da sé con il tempo ma bruciare le tappe potrebbe rivelarsi davvero controproducente».

Tra i vostri assistiti spicca il nome di Sonny Colbrelli: quando inizia il vostro percorso insieme?

«Nel 2008 circa, Sonny era giovanissimo ma ci accorgemmo subito del suo potenziale. Personalmente, ho iniziato a seguirlo dal 2014 al suo terzo anno tra i Professionisti».

Il 2021 è stato l’anno della consacrazione di Colbrelli: cosa è cambiato dopo la vittoria alla Roubaix?

«Beh, sicuramente quest’anno ha rappresentato il definitivo salto di qualità per Sonny: prima la vittoria ai Tricolori, poi il titolo europeo e, a coronamento di un anno magico, la Parigi-Roubaix. Questi risultati hanno fatto sì che, inevitabilmente, anche a livello di mercato acquisisse sempre più importanza. Le offerte non sono mancate ma Sonny sta bene alla Bahrain con cui ha un contratto sino al 2023: sino a quel momento rimarrà lì poi vedremo come si comporterà la squadra e valuteremo il dà farsi».

Come ha visto cambiare Colbrelli in questi anni?

«Con molta pazienza e una serietà enorme. Sonny ha sempre avuto grandissime potenzialità, doveva semplicemente trovare la massima tranquillità e la giusta occasione. Una volta che gli si sono prospettate le situazioni giuste non ha mancato l’appuntamento con le vittorie importanti e questo gli ha permesso di cambiare il suo status prendendo consapevolezza del suo essere un campione capace di scrivere pagine significative della storia del ciclismo».

Di cosa si occupa nel dettaglio un procuratore?

«Il termine procuratore non mi piace granché, lo trovo freddo. Sembra quasi che ci si concentri solo sull’aspetto economico quando invece c’è ben altro: preferisco la parola guida perché è colui che accompagna l’atleta nelle sue decisioni, lo consiglia, pensando a ciò che può garantirgli una maturazione totale sia dal punto di vista sportivo che umano. Questi sono due aspetti fondamentali: chi sta accanto a un corridore non può assolutamente pensare solo a far quadrare solo i conti ma deve dare il proprio supporto psicologico all’atleta che, elemento che non può passare assolutamente in secondo piano, è prima di tutto un uomo con la sua sensibilità».

Oltre Colbrelli, Mazzanti, quali altri corridori assistete?

«Come dicevo prima circa una ventina di corridori tra cui Lorenzo Fortunato, Vincenzo Albanese, Simone Velasco, Michele Gazzoli, Davide Ballerini e il campione del mondo Under 23 Filippo Baroncini».

Baroncini nel 2022 passerà Professionista: una scommessa per il futuro su cui il ciclismo nostrano ripone molte speranze.

«Filippo è giovanissimo ma già molto maturo sia come corridore che come uomo e questa è una qualità che ho riscontrato in lui sin da quando lo ho conosciuto al primo anno tra i Dilettanti. Ha un enorme talento e deve continuare a crescere con calma: a differenza di altri giovani non ha bruciato le tappe, ama ciò che fa senza essere esasperato dalle rinunce che il ciclismo comporta. Sono certo che farà molto bene, è solo questione di aspettare il tempo necessario per poter maturare sempre di più e proiettarsi su palcoscenici prestigiosi che un ragazzo con la sua forza può calcare con classe e personalità».