Qhubeka ASSOS, ecco la nuova maglia di Aru e Nizzolo

La Qhubeka-Assos con la nuova maglia per il 2021 (foto: APO Group-Team Qhubeka ASSOS)
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Nuovo anno, nuovo nome, nuovi colori. Scongiurata non senza patemi la scomparsa della squadra, nel 2021 i corridori della Qhubeka ASSOS (ex NTT) battaglieranno in gruppo con indosso una nuova veste.

Realizzata dal brand svizzero ASSOS (main sponsor del team), la nuova divisa per questa stagione rompe cromaticamente col passato recente della formazione. Se infatti l’anno scorso Pozzovivo, Nizzolo e compagni (raggiunti di recente da Fabio Aru) erano riconoscibili in gruppo per il loro kit neroazzurro, nel 2021 li vedremo all’opera con una maglia dominata dal bianco e dal nero.

Non si tratta di una novità per la formazione di matrice sudafricana. Dal 2016 al 2019 infatti, quando si chiamava Dimension Data, il completo da gara era contraddistinto, assieme a sprazzi di verde, proprio da queste tonalità.

Sulla divisa 2021 spiccano le mani nere di Qhubeka che simboleggiano il desiderio della squadra di cambiare le vite degli altri attraverso la bicicletta e il ciclismo, impegno quest’ultimo promosso da diverso tempo ormai da Qhubeka Charity con la distribuzione di oltre 100000 biciclette.

La soddisfazione di Ryder

La squadra debutterà con le nuove divise all’Etoile de Besseges a inizio febbraio, occasione in cui anche il team principal Douglas Ryder potrà ammirare con orgoglio i nuovi colori.

«La nostra maglia 2021 è assolutamente stupenda e non vedo l’ora di vederla indosso alla nostra squadra in corsa» ha dichiarato entusiasta il manager sudafricano.

«Sono stato coinvolto personalmente nell’elaborazione del design insieme ai nostri partner con ASSOS e abbiamo prestato particolare attenzione a mostrare il viaggio che questa squadra ha intrapreso. Questa maglia evidenzia la storia unica che la nostra squadra ha da raccontare e sarà indossata con immenso orgoglio. Sul collo della maglia, così come sui nostri veicoli, è presente il proverbio africano “Ubuntu” (lo sono perché lo siamo) per riflettere che come squadra non si può esistere isolati».