Giro d’Italia, fenomeno Portogallo: Almeida e Guerreiro, orgoglio lusitano

Ruben Guerreiro Giro
Giro nel segno del Portogallo, oggi la vittoria di Guerreiro (foto: LaPresse)
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Cerebro e Coração. Cervello e cuore. Al Giro d’Italia con Almeida e Guerreiro, coração vince. E batte forte quello dei portoghesi. Per due talenti nati a 130 km di pedalata di distanza che sembrano parenti, cugini scrutando nei meandri linguistici del cognome. Di certo sono i fratelli del sogno lusitano sulle nostre strade.

Giro alla “Portoghese”: i segreti di Ruben e João

Ruben Antonio Almeida Guerreiro e João Pedro Gonçalves Almeida. Uniti e sorridenti sul podio. Si fa un bel Giro già a nominarli ed elencarli. Nel mistero dell’Appennino abruzzese, in cima al traguardo dell’Aremogna a Roccaraso, cuore del Parco dedicato all’Orso marsicano, la certezza è il Portogallo. Vestito di rosa e d’azzurro.

Ruben Guerreiro da Setúbal, città nota per aver dato i natali anche a José Mourinho, è uno di quei corridori alla costante ricerca dell’entrata in qualche fuga. Un’azione buona per lo spirito nel ciclismo, dove farsi inseguire dagli altri invece di inseguirli rappresenta un cambio di prospettiva interessante. Il 26enne, ha superato per l’ultima volta la linea della felicità davanti a tutti, nel 2017 al campionato nazionale in linea. Oggi, nel derby della penisola iberica con Jonathan Castroviejo, è stato lui lo Special One. Deciso a collaborare, a spingere, a tirare, ad accelerare fino al trionfo. Quando a cento metri dall’arrivo ha preso la testa della tappa, non l’ha mollata più.

João Almeida, classe ’98 originario di Caldas de Rainha, conosce la minuziosità e la caparbietà necessarie a costruire incastro dopo incastro, il magnifico puzzle del Trofeo Senza Fine: proviene dal centro nevralgico e più prestigioso per la produzione di ceramiche del Portogallo. Ieri ha scelto una parola preziosa che conferma il suo valore. “Sacrificio” della squadra, la Deceuninck Quick Step. Il veliero bianco-azzurro fondamentale nel vorticoso rincorrersi delle corse a tappe.

Gli eredi di Acàcio Da Silva, capace di vincere cinque tappe al Giro tra il 1985 e il 1989. Ed eroi contemporanei di Rui Alberto Faria da Costa, vincitore del Giro di Svizzera dal 2012 al 2014, di tre tappe al Tour e campione del Mondo a Firenze nel 2013: apripista e fonte di ispirazione per il futuro a due ruote del Paese delle Aquile. Padrone del Giro, padrone di un sogno.

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