Pogacar prova il pavé, ma il suo diesse lamenta la pericolosità: «C’è un tratto in discesa. Folle vedere un percorso simile al Tour»

Tadej Pogacar in azione al Giro delle Fiandre (foto: Gregory Van Gansen/SprintCyclingAgency2022)
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Hanno fatto molto discutere le parole di Aert Vierhouten, direttore sportivo della UAE Team Emirates, che insieme al suo pupillo Tadej Pogacar si è recato l’altro ieri sul pavé che verrà affrontato al prossimo Tour de France. Lo sloveno, che ha assaggiato le pietre il giorno dopo aver concluso il Fiandre, si è recato principalmente nei settori più impegnativi da Wallers ad Arenberg, non mancando di far notare la loro pericolosità.

Aert Vierhouten ha commentato ai microfoni di Sporza le proprie sensazioni. «Il secondo settore di pavé è in discesa, una cosa mai vista in nessuna gara ciclistica. Si parla di sicurezza, ma poi si affronta un tratto sulle pietre a 60-65 km/h al Tour de France. Sono davvero sorpreso. Non avrei mai messo un settore del genere al posto dell’organizzatore, è incredibile».

Pogacar e il pavé al Tour de France 2022: il pensiero di Aert Vierhouten, direttore sportivo della UAE Team Emirates

Vierthouten ha poi proseguito, focalizzando il discorso su Tadej Pogacar: «È una follia correre sul pavé a velocità sostenute come possono essere i 60-65 chilometri orario. Se pensiamo poi al ritmo frenetico e alla tensione del Tour de France, il tutto si amplifica ulteriormente. Questo tratto di pavé, tra l’altro, non appartiene al percorso di alcun gara, quindi e completamente nuovo. Poi la strada è in discesa e non ci sono alternative a destra o a sinistra del pavé. Bisogna proseguire per una traiettoria obbligata. Tutto questo è in forte contrasto con il tema della sicurezza, sul quale ci si è concentrati molto nelle scelte dei percorsi delle gare degli ultimi anni».

La strada alla quale si riferisce Aert Vierhouten è quella che va da Eswars a Paillencourt, un “settore di pavé” lungo 1.600 metri. Quattro anni fa, la stessa sezione di pavé era stata affrontata proprio in occasione della Grande Boucle, con vittoria finale di John Degenkolb allo sprint su Greg Van Avermaet e Yves Lampaert. «Fortunatamente allora era asciutto – sottolinea Vierthouten – ma in caso di pioggia è da irresponsabili lasciare che i corridori transitino su quella strada in discesa. Tutti sono carichi di adrenalina per prendere in testa la prima sezione in pavé, è pericoloso per l’incolumità dei corridori!».