Delle cinque vittorie del Tour de France collezionate da Tadej Pogacar, quella del 2020 rimarrà probabilmente la più indimenticabile. Alla sua prima partecipazione alla Grande Boucle, quel ragazzo di nemmeno 22 anni si stava preparando a vivere il primo successo sloveno al Tour de France: quello di Primoz Roglic.
«Per diverso tempo Primoz è stato il ciclista numero uno di Slovenia – ha raccontato Pogacar nel podcast Tour 202 – Vinceva tutto, era una leggenda».
Roglic indossava la maglia gialla dalla nona frazione. Alla cronometro della penultima tappa, con arrivo in cima a La Planche des Belles Filles, partiva con 57” di vantaggio su Tadej Pogacar: il connazionale, giovane e meno esperto, si era rassegnato all’idea di essere arrivato secondo in quell’edizione della Boucle.
«Tutto era andato per il verso giusto per lui fino all’ultimo giorno. L’intero Paese e tutti i tifosi si stavano preparando perché vincesse finalmente il Tour – continua Pogacar – Quando a me, mi ero preparato mentalmente a questo nei giorni precedenti: sarei stato pienamente soddisfatto del secondo posto».

Ad anni di distanza, l’immagine-simbolo del Tour de France 2020 rimarrà una fotografia di Roglic che dà tutto per arrivare al traguardo, scomposto sulla sella, senza visiera e con il casco storto. Quando tagliò la linea d’arrivo, però, Tadej Pogacar aveva già vinto il Tour de France. Perse 1’56” dal giovane connazionale e le posizioni in classifica generale si invertirono: ora era Pogacar in maglia gialla con 59” di vantaggio su Primoz Roglic. Il signor Ernesto Colnago, sorpreso come tutti, dovette preparare all’ultimo una Colnago gialla da spedire a Parigi nella notte.
«Ho dato tutto nella cronometro, non c’era altro che potessi fare», ha raccontato Tadej sei anni più tardi. Poi ha svelato: «Quando ho visto come ha tagliato il traguardo, anche il mio cuore si è spezzato in due. Non ero felice quanto avrei potuto esserlo. Quando Primoz ha tagliato il traguardo con quel ritardo, non potevo crederci. Probabilmente la stessa sensazione l’ha provata tutta la Slovenia e tutti i tifosi. Nella settimana successiva alla gara, ero a casa e non ho festeggiato la vittoria come ho fatto l’anno seguente. È stato difficile anche per me. Mi sono sempre detto che avrei dovuto festeggiare di più all’epoca. Invece, mi sono sentito molto giù di morale».
La conclusione di Tadej Pogacar non può che essere una: «Primoz è una persona che si può definire un eroe, una leggenda e un idolo per ogni giovane ciclista. Ed è proprio per questo che l’ho sempre ammirato».











