Specialized Tarmac non è solo una delle biciclette più vincenti al mondo. È un modello iconico, votato alle massime prestazioni e da sempre sviluppato dagli atleti, per gli atleti. “Rider-First Engineered”, recita lo slogan della casa americana: è il principio cardine del telaio allround Specialized. Ma a dir la verità, nell’immaginario comune che specialmente gli appassionati più giovani di Tarmac hanno, c’è anche un dettaglio non indifferente. La casa di Morgan Hill è da sempre al fianco dei più grandi campioni. Negli ultimi vent’anni corridori come Tom Boonen, Paolo Bettini, Alberto Contador, Peter Sagan e Remco Evenepoel (solo per citarne cinque tra i più importanti) hanno fatto emozionare e innamorare del ciclismo milioni di appassionati, rendendo Specialized, e Tarmac, un brand e una bicicletta icone generazionali. A vent’anni di distanza dalla presentazione al mondo della prima Tarmac, Specialized alza il sipario sulla nona generazione della piattaforma che ha reso il brand americano un colosso mondiale.
Una nuova generazione
La nuova Specialized Tarmac SL9 è una delle biciclette più discusse e anticipatamente svelate del 2026. Oltre alla fuga di immagini e ai contenuti apparsi online in anteprima, l’attenzione che circonda questo modello lascia intendere facilmente quanta curiosità e interesse ci sia per questa bicicletta. L’attesa, del resto, era elevatissima. Dopo quasi quattro stagioni ai vertici del World Tour maschile e femminile, la Tarmac SL8 aveva bisogno di essere rinnovata, nonostante la piattaforma fosse già considerata, tanto dagli ingegneri Specialized quanto dai corridori, una delle biciclette più efficienti e performanti mai realizzate.
Esattamente come per Crux 5, la bicicletta gravel racing testata su questo numero della nostra rivista, lo staff di Specialized ha disegnato la nuova Tarmac utilizzando lo stesso approccio “Time to Finish”. Le biciclette della casa americana più legate al mondo agonistico devono eccellere in tre caratteristiche, ossia leggerezza, aerodinamica e maneggevolezza. Per sviluppare la nuova Tarmac SL9, Specialized ha analizzato questi parametri attraverso un approccio basato sui dati, ispirandosi ai processi utilizzati anche in Formula 1, dove ogni variabile viene misurata, simulata e valutata in funzione della prestazione complessiva del sistema.
L’insieme di questi dati viene elaborato tramite avanzati modelli virtuali in grado di replicare fedelmente le dinamiche di una gara reale, tenendo conto di fattori come velocità, pendenza, accelerazioni, peso dell’atleta e caratteristiche del percorso. In questo modo gli ingegneri possono valutare l’impatto di ogni modifica non soltanto in laboratorio, ma anche sul rendimento complessivo della bicicletta nelle condizioni di utilizzo più realistiche. L’utilizzo di questi software avanzati è quindi necessario per trovare il miglior equilibrio tra peso e aerodinamica, ossia l’incognita principale quando si progetta un telaio allround.
La nuova Tarmac SL9 adotta delle scelte stilistiche e progettuali che, quantomeno esteticamente, sembrano riesumare il design della storica Venge, il telaio aero di Specialized. Partendo dalla zona frontale quello che risalta all’occhio è la nuova Flow Fork, la forcella aerodinamica che presenta un profilo più profondo rispetto alla generazione precedente e una forma più arcuata nella zona della testa. Il passaggio gomme è rimasto comunque da 32 millimetri e nella zona dei foderi si trova ancora il perno passante esposto “al vento” e non carenato. Il cono di sterzo è sempre caratterizzato dall’ormai iconica forma arcuata: una caratteristica che è stata introdotta su Tarmac SL8 e che su SL9 è stata integrata da una superficie frontale ridotta del 10%, grazie a 4 millimetri di larghezza in meno. Nel complesso l’area frontale della nuova SL9 è più compatta e gli ingegneri di Specialized, per migliorare l’efficienza aerodinamica della piattaforma, hanno scelto di comprimere il più possibile la zona di intersezione tra tubo sterzo, cono della forcella e tubo obliquo.
Questa nuova Tarmac esteticamente rimane molto simile alla precedente generazione che, ricordiamo, è stata la più efficiente mai realizzata da Specialized. Considerando anche i commenti degli appassionati comparsi sui social dopo le prime anticipazioni della SL9, aspettarsi un cambiamento radicale del design sarebbe stato poco realistico. La precedente SL8, da bicicletta super apprezzata quale era, necessitava di un’evoluzione mirata e coerente, in cui, grazie a piccole modifiche, l’aerodinamica e la maneggevolezza del telaio sarebbero state migliorate senza aumentare peso o “danneggiando” altre caratteristiche del modello.
La novità più evidente è l’introduzione del tubo sella Win Fin. La sagoma è stata allungata per avvolgere la ruota e di conseguenza migliorare l’aerodinamica del comparto posteriore. Questo avviene specialmente quando si utilizza una sola borraccia, ad esempio nelle fasi finali di gara, dove i corridori possono trovarsi in fuga e senza il supporto dell’ammiraglia. Il tubo sella della nuova SL9, oltre a sembrare ispirato al design di Venge, è stato progettato tenendo conto di questa dinamica reale, permettendo alla bicicletta di essere più veloce di 0,5 watt grazie a questa modifica. Infine c’è il nuovo reggisella S-Works Rapide, riprogettato da zero con una nuova sagoma affusolata e una sezione superiore più profonda. Si tratta del reggisella più sottile mai realizzato da Specialized e, nonostante la riduzione delle dimensioni, mantiene lo stesso livello di compliance (flessibilità) della generazione precedente.
Più maneggevolezza
La precedente Tarmac SL8, lo ripetiamo, era già una bicicletta particolarmente aerodinamica. Lo sforzo ingegneristico di Specialized ha portato ad un miglioramento di 4w alla velocità di 45 chilometri orari, con un peso del telaio, nella variante S-Works in lay up FACT 12r, di soli 687 grammi. Tarmac SL9 è velocissima e sinceramente, ce lo aspettavamo. Quello che ci ha stupito è stata la maneggevolezza e la confidenza trasmetta dall’insieme fin dai primi chilometri.
Abbiamo testato la nuova Tarmac in due giornate caratterizzate dal clima variabile e da brevi piogge. L’asfalto bagnato e il vento laterale non hanno compromesso le prestazioni e la stabilità di questa bicicletta, che si è confermata estremamente sicura prima ancora che veloce e leggera.
Le geometrie della nuova SL9 sono rimaste praticamente identiche a quella di SL8. L’unica modifica è stata apportata alla taglia 54, tra l’altro quella da noi utilizzata. Per aumentare la distanza tra la punta del piede e la ruota anteriore è stato modificato l’offset della forcella e aggiornato l’angolo del tubo sterzo. Il “race fit” che ha caratterizzato Tarmac, più nello specifico SL8, è rimasto quindi intatto e la posizione in sella a SL9 è quindi sempre corsaiola e pronta ad aggredire le curve più tecniche con la sua agilità.
La componentistica Roval svolge un ruolo fondamentale nel feeling di guida di Tarmac SL9. Le ruote Roval Rapide CLX III sono leggere e tanto reattive, grazie alla struttura con raggi Arris sfinati e in fibra di carbonio. Presentano un profilo differenziato da 51 millimetri all’anteriore e 48 al posteriore, seguendo la filosofia Specialized secondo cui la ruota con il cerchio più alto deve stare davanti. Anche il manubrio integrato Rapide Cockpit ci ha colpito positivamente. È super aerodinamico – ma è facile intuirlo, vista la sagoma allungata e il profilo sottile – leggero, grazie al peso di soli 307 grammi in taglia 400×100 millimetri e ben equilibrato in termini di rigidità: Tarmac SL9 è una bicicletta tanto reattiva tra le curve, quanto semplice e intuitiva da guidare, un mezzo perfetto per gli atleti e per chi è disposto a spendere 13.999 euro per una delle regine tra le allround.
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