Giro d’Italia, cosa ci aspetta nella terza settimana: dalla Svizzera a Roma

Vingegaard
Jonas Vingegaard ha vinto la tappa 14 ed è volato in maglia rosa (foto: LaPresse)
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Ci siamo. Il Giro d’Italia 2026 entra domani nella sua ultima settimana, quella che tutti aspettavano e che risulterà decisiva per le sorti della classifica finale. Sei tappe da qui a Roma, sei giorni in cui le gambe buone si riconoscono da quelle che iniziano a cedere, e in cui la testa fa altrettanta fatica del fisico. La maglia rosa addosso a Jonas Vingegaard sembra piuttosto salda, costruita gara dopo gara con la solita sicurezza di chi ha già vinto tutto. Ma il podio, quello vero, è ancora tutto da scrivere. Almeno cinque corridori possono giocarsi la piazza d’onore, e in montagna, si sa, tutto può succedere in un attimo.

Si riparte subito con una tappa che non concede tregua. Martedì 26 maggio si corre la sedicesima tappa, da Bellinzona a Carì, completamente in territorio svizzero. Sono solo 113 chilometri, ma non fatevi ingannare dalla distanza: il finale è un arrivo in salita di quelli tosti, 11,7 chilometri al 7,9% di pendenza media. Prima ci sono quattro GPM non durissimi, ma sono l’antipasto. Il piatto forte arriva alla fine, e gli uomini di classifica arrivano da due giorni relativamente tranquilli (il trasferimento a Milano e il riposo). Il rischio è farsi trovare impreparati.

Mercoledì 27 maggio si va da Cassano d’Adda ad Andalo, diciassettesima tappa, e stavolta il pane per i fuggitivi sembra quello giusto. Poca pianura, tante salite di media difficoltà, poco spazio per organizzare un inseguimento ordinato. Può succedere di tutto, e chi ha fiuto per l’affare potrebbe giocarsi la carta giusta al momento giusto. Attenzione al finale.

Giovedì 28 maggio, infatti, è il giorno del Muro di Ca’ del Poggio. La dicottesima tappa parte da Fai della Paganella e arriva a Pieve di Soligo, e il muro è piazzato a soli 10 chilometri dal traguardo. Poco più di un chilometro al 12% di pendenza media con punte al 19%. Roba che fa male solo a guardarla. In un finale del genere, le gambe contano fino a un certo punto: conta la posizione, conta la lucidità, conta la capacità di leggere la curva e di dosare l’ultimo scatto. Sarà una giornata da uomini veri.

E poi si arriva al clou. Venerdì 29 maggio, diciannovesima tappa, da Feltre ad Alleghe. Una di quelle tappe che ti fanno innamorare del Giro. Si scala il Passo Duran, la Forcella Staulanza, il Passo Giau, il Passo Falzarego. Quattro mostri sacri che hanno scritto pagine di storia del ciclismo. L’arrivo è ai Piani di Pezzé, in salita, e la gamba sarà messa a dura prova. Non è una tappa per tutti, è una tappa per chi vuole lasciare il segno.

Sabato 30 maggio, ventesima tappa di questo Giro d’Italia, la resa dei conti. Si torna sul Piancavallo, altra salita mitica, affrontata due volte nello stesso giorno. L’ultima occasione per ribaltare la classifica, per provare a rosicchiare secondi preziosi, per tentare l’assalto alla Maglia Rosa. Poi sarà tutto finito, e domenica 31 maggio la carovana si trasferirà a Roma per l’ultima passerella, quella tradizionale, quella che saluta il vincitore e regala l’ultimo sorriso ai velocisti. O forse no: chissà che qualcuno non ci provi a beffarli anche sulle strade della Capitale.