Leo Hayter pensava che in Ineos Grenadiers avrebbe fatto il definitivo salto di qualità, capendo perfettamente le sue caratteristiche e ambientandosi nel gruppo professionistico in fretta.
In una schietta intervista rilasciata a Cyclingnews, in realtà, ha detto: «Pensavo che quelli sarebbero stati gli anni in cui avrei davvero capito la mia strada, ma non è stato così. Non è mai successo. Mi sento ancora molto inesperto come ciclista e ho la sensazione di aver perso molte opportunità e tempo per crescere negli ultimi anni trascorsi in Ineos, che sono stati molto confusionari».
A quelle sensazioni è presto seguito l’annuncio che si sarebbe preso una pausa dal ciclismo, almeno fino a che non sarebbe guarito dalla depressione. «Direi che adesso tutto sta andando per il meglio. Ok, sono ancora uno che ha smesso completamente di pedalare per circa 10 mesi, quindi i progressi sono stati davvero molto lenti negli ultimi sei o otto mesi».
Tutto sta prendendo una piega positiva, dichiara Leo Hayter, ma c’è qualcosa con cui dovrà convivere per sempre. «Sono un atleta che si confronterà sempre con ciò che era prima, ma non ho alcun dubbio che riuscirò a raggiungere quel livello. In realtà la squadra (si è unito da poco alla Modern Adventure Pro Cycling, ndr) mi sostiene davvero. È che voglio tutto e lo voglio subito, ma non è così che funziona».
A luglio il telefono di Hayter ha squillato. Erano i fratelli Hincapie che gli chiedevano di unirsi alla squadra Professional a cui stavano dando vita. «Il modo in cui George e Bobby mi hanno presentato la squadra mi ha reso piuttosto insicuro sull’idea di unirmi a loro. Semplicemente non me l’hanno fatta sembrare così bella come in realtà era. Ho parlato con George oggi e mi ha detto che il punto era proprio questo, che è sempre meglio sminuire il valore».













