Quasi sistemate tutte le tessere del mosaico della 109ª edizione del Giro d’Italia, in programma dall’8 al 31 marzo 2026 con partenza dalla Bulgaria e arrivo a Roma. Il percorso sarà svelato ufficialmente lunedì prossimo, 1° dicembre (diretta tv su Discovery+ dalle ore 15.30 alle 17.30), all’Auditorium del Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma.
Le tappe saranno 21, le giornate di riposo 3. Secondo la nostra ricostruzione, gli arrivi in salita saranno 7, con una sola tappa a cronometro. La Grande Partenza avverrà, com’è noto da mesi, in Bulgaria, dove si svolgeranno le prime tre tappe. Poi il trasferimento in aereo nel Sud Italia.
Prima settimana – Tra Calabria e Basilicata non mancheranno le ondulazioni, ma la classifica non riceverà scossoni. I primi veri test per gli aspiranti al successo finale giungeranno alla conclusione della prima settimana, con gli arrivi in salita sul Block Haus (probabile conclusione ai 1.665 metri di Mamma Rosa), affrontato dal versante di Roccamorice, nella settima tappa, e sul Corno alle Scale (m 1471), che sarà traguardo della nona tappa al Giro, presente per la seconda volta nel percorso della corsa rosa dopo il debutto nel 2004. Tra la Maiella e l’insidiosa tappa dei muri marchigiani, con arrivo a Fermo.
Seconda settimana – Per la prima parte della seconda settimana non sono previste grandi salite. Dopo la giornata di riposo, andrà in scena l’unica cronometro dell’edizione 2026 del Giro. Da Viareggio a Massa. Presumibilmente non per intero sul lungomare perché le due località sono separate da soli 23 chilometri l’una dall’altra, mentre la frazione dovrebbe svolgersi sulla distanza di 40 chilometri. La breve incursione in Toscana sarà seguita dal passaggio sull’Appennino attraverso il facile Passo del Bracco. Anche le due tappe successive, con arrivo in Piemonte (Novi Ligure e Verbania), non conterranno grandi difficoltà altimetriche Il finale di entrambe potrà presentare solo qualche breve salita collinare.
Quello aostano potrebbe essere invece il primo vero tappone del Giro. Pila (m. 1792), che ha vinto la concorrenza rosa con Cervinia, sarà traguardo parziale per la terza volta nella storia del Giro e il percorso potrebbe interessare anche la valle del Gran San Bernardo (passaggio da Etroubles) che sarebbe ripagata del mancato passaggio per maltempo nell’edizione 2023 del Giro. Nel 1987 l’arrivo di Pila venne preceduto dalla scalata del Col de Joux, nel 1992 dal Col Saint Pantaleon e Champremière, quest’anno la penultima ascesa potrebbe essere quella di Verrogne. A chiudere la seconda settimana di gara, poi, l’attesissimo arrivo a Milano, ambita opportunità per i velocisti.
Terza settimana – La breve parentesi in Svizzera, all’inizio della terza e decisiva settimana, prevede l’arrivo in salita a Carì (m 1493), nel Canton Ticino, ma il tracciato della frazione è ancora avvolto nel mistero, anche se pare tramontata la possibilità che la scalata finale venga preceduta del famoso trittico di passi alpini formato da San Gottardo (inizialmente si ipotizzava il versante della leggendaria Val Tremola), Oberalp e Lucomagno. Arrivo in salita ad Andalo nella giornata successiva. Come nel 1973 (il percorso prevedeva anche il Monte Bondone) e nel 2014 (si scalava anche il Passo della Mendola). Seguirà la scorrevole tappa di Pieve di Soligo, inasprita probabilmente dal solo Muro di Cà del Poggio.
La quattro giorni in Triveneto terminerà con gli arrivi ai 1466 metri dei Piani di Pezzè (un inedito per la corsa rosa, ma nel Giro Baby nel 1992 s’impose il ventiduenne Pantani) e a Piancavallo (m. 1290). Il primo potrebbe essere un tappone disegnato in parte sulle strade della Gran fondo Sportful, con i passi Cereda, Duran, Staulanza, Giau e Falzarego; mentre sabato, nella tappa della memoria, nei territori colpiti dal disastroso terremoto del 1976, il Piancavallo potrebbe essere teatro di una doppia scalata come avvenne nel 2024 con il Brocon e il Monte Grappa e nel 2025 con il Sestriere. Trasferimento in aereo a Roma e conclusione all’ombra del Colosseo.













