Giro d’Italia, Reverberi: «Nessuno saliva come Yates, ma dietro avrebbe dovuto tirare la maglia rosa»

Reverberi
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«Ieri sono rimasto sorpreso fin da subito», racconta Roberto Reverberi, direttore sportivo della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè. «Perché mandare via una fuga di trenta corridori a dieci minuti? Di solito non si fa, nella tappa regina del Giro. Bastavano un paio di corridori della UAE e un paio della EF, e avrebbero potuto tenere a bada gli attaccanti. Con la fuga a 4-5 minuti, Van Aert non avrebbe mai scollinato davanti a Yates: e invece questa mossa della Visma, che non so se fosse volontaria o no, alla fine è risultata determinante».

E sul Finestre? Ti ha convinto come si sono mossi del Toro e Carapaz?

«Di solito in questi casi la responsabilità di tirare ce l’ha la maglia rosa, quindi forse del Toro avrebbe dovuto subito cercare di chiudere su Yates, senza aspettare Carapaz: forse dopo un po’ l’ecuadoriano avrebbe anche collaborato, per difendere il secondo posto. Però sai, alla fine contano le gambe, e il messicano probabilmente più di così non ne aveva».

Quindi secondo te Yates è stato anche il più forte, oltre che il più intelligente?

«Io Simon l’ho visto personalmente quando hanno fermato la nostra ammiraglia che era dietro alla fuga: nessuno saliva come lui, aveva proprio un altro passo. Non ci dimentichiamo che ci ha messo quattro minuti meno di Froome nel 2018: quindi sì, è andato fortissimo».

Anche Roberto Damiani, diesse della Cofidis, mette l’accento sulla grande prestazione del britannico. «Si può stare a parlare degli errori degli altri, però dirlo a posteriori è troppo facile. Yates ha fatto un numero, lasciamo stare Carapaz e del Toro: sottolineiamo giustamente la grande tattica della Visma, ma per metterla in pratica ci vogliono soprattutto le gambe. Io Yates me l’aspettavo: quando tutti parlavano di lotta a due tra Carapaz e del Toro, ho sempre detto di fare attenzione al britannico, che ha corso tutto il Giro in modo molto intelligente».

Chi conosce molto bene il vincitore di questo Giro è Valerio Piva, che è stato suo direttore sportivo l’anno scorso alla Jayco AlUla. «Yates è esperto e sa gestirsi, non ha fatto l’errore di sette anni fa. Ieri era la tappa regina di questo Giro, lo si sapeva e si è rivelata decisiva. Io, per il resto, preferisco guardare in casa mia: noi della Jayco chiudiamo il Giro con due vittorie di tappa, siamo molto soddisfatti».

Infine Matteo Tosatto, diesse della Tudor, ripete più volte un concetto molto chiaro. «Alla fine secondo me vince sempre il più forte. Magari qualche errore tattico c’è stato: bisognerebbe capire bene cosa è successo tra del Toro e Carapaz, se il messicano aveva le gambe per seguire Yates. Però Simon ha corso con grande intelligenza: ha approfittato della tattica super aggressiva di Carapaz, ai primi scatti non ha risposto, poi ha sfruttato il marcamento tra i primi due e se n’è andato. Sono contento per lui, perché ha chiuso un cerchio aperto sette anni fa, anche se devo ammettere che mi dispiace per del Toro, un ragazzo che avrà un grande futuro».