Primoz Roglic, Juan Ayuso e ora anche Antonio Tiberi. Quello che alla Grande Partenza in Albania sembrava il possibile podio di Roma, si è sciolto come neve al sole. Lo sloveno ha salutato il Giro d’Italia dopo l’ennesima caduta, lo spagnolo che ha perso contatto ieri a San Valentino fa ancora i conti con la botta al ginocchio rimediata nella tappa degli sterrati, infine l’italiano che oggi dice addio definitivamente a qualsiasi ambizione di classifica, chiudendo ad oltre dieci minuti e mezzo dal vincitore.
Proprio il laziale della Bahrain-Victorious merita un approfondimento. È arrivato a questo Giro con l’obiettivo di migliorare il quinto posto dello scorso anno, potendo contare sull’assenza di Tadej Pogacar e su una preparazione mirata per la corsa rosa. Che la sfortuna non lo stesse assistendo, lo avevamo capito già al Tour of the Alps, gara dalla quale si è ritirato per un malanno: non proprio l’avvicinamento ideale.
In Albania si è presentato non al 100%, ma con la consapevolezza di poter crescere tappa dopo tappa. Così dopo una crono non eccezionale a Tirana, ecco che Tiberi stava risalendo rapidamente la classifica. Nella seconda settimana era già terzo nella generale, non troppo lontano dalla coppia UAE Team Emirates che come stiamo vedendo è tutto tranne che imbattibile.
Poi il fattaccio. Nella tappa di Gorizia, sotto la pioggia e con l’insidia di un tracciato da rivedere dal punto di vista planimetrico, ecco che Antonio cade a terra (trascinando con sé anche Giulio Ciccone, l’altra grande speranza italiana). Nel momento migliore accade il peggio e da quel momento è una sofferenza continua. Cerca di restare aggrappato come può ai big della generale, ma i segnali sono chiari.
Il Mortirolo è una sentenza. Una salita dove nascondersi è impossibile e dove se non si sta bene, è facile pagare diversi minuti in pochi chilometri. Vedendo il gruppo da cui si è staccato, dove erano presenti ancora corridori che scalatori non sono, è facile immaginare che Tiberi stia soffrendo qualche dolore dovuto alla caduta.
Non è chiaro se il laziale si ritirerà prima del traguardo di Roma. Se non dovesse farlo, la nostra speranza è quella di riuscire a recuperare quanto meno per le ultime due giornate di gara, dove potrebbe andare in fuga magari cercando una vittoria di tappa. Difficile, quasi impossibile, ma la speranza è l’ultima ad andare via.













