Classe 2003, come Isaac del Toro: appena ha perso il suo capitano, Giulio Pellizzari ha liberato la gamba e la fantasia, se n’è andato da solo per quella che poteva sembrare un’azione folle, e poi – una volta raggiunto da Richard Carapaz sull’ultima salita – ha lasciato lì l’ex vincitore del Giro ed è andato a prendersi il terzo posto, completando il podio tutto italiano di questa tappa da non credere. «Basta essere solo un po’ fiduciosi. Questa storia delle squadre World Tour straniere non è assolutamente vera perché se hai le gambe ti lasciano andare senza problemi».
Oggi, dopo l’abbandono di Primoz Roglic, il marchigiano è stato finalmente libero di andare, ha guadagnato tanto in classifica: adesso è nono, alle spalle di Antonio Tiberi, a 4’36” dalla maglia rosa. «Sapevo di stare bene, sono semplicemente andato a tutta ed è andata bene».
Ora Giulio può chiedere di più a questo Giro a cui inizialmente non doveva neanche partecipare. È stato Roglic a volerlo al suo fianco, vedendo in lui quelle qualità che non sono sfuggite al pubblico italiano, che di Giulio è innamorato. Ma adesso quali sono gli obiettivi? «Vediamo, proviamo a vincere una tappa magari. So che andare in fuga dall’inizio sarebbe un po’ rischioso, ma avendo le gambe posso permettermi di rischiare. Sull’ultima salita ci sono andato vicino ma ci riproveremo». Musica per le nostre orecchie.













