Il Giro d’Italia al giro di boa: tutto il bello (e il meno bello) di una corsa sempre più avvincente

Giro d'Italia
Isaac Del Toro in maglia rosa alla partenza di tappa del Giro d'Italia (foto: LaPresse)
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Il Giro d’Italia al giro di boa. I corridori della corsa rosa si sono messi alle spalle, e nelle gambe, undici delle ventuno tappe in programma e mentre scriviamo e pubblichiamo queste righe la carovana sta pedalando la dodicesima frazione che porterà i corridori da Modena al traguardo di Viadana.

Archiviata la partenza dall’Albania, spianato il primo arrivo in salita (quello posto a Tagliacozzo), superate le mille insidie sulle crete senesi (quante emozioni su quelle stradine di polvere e ghiaia) e scontate anche le due cronometro, è il momento di stendere un rapido bilancio di quanto visto fin qui.

Ci è piaciuta la partenza dall’Albania? Onestamente no. Nulla da togliere ad un Paese che sta crescendo e che merita il massimo dei riconoscimenti per quello che ha fatto nel recente passato e che sta tuttora facendo per raggiungere il passo delle nazioni più sviluppate, ma nei tre giorni in terra albanese non abbiamo visto né sentito quel calore che usualmente contraddistingue la partenza di un grande Giro.
Poca gente, poco interesse, poca partecipazione al cospetto di tre tappe combattute e ben disegnate con Pedersen vincitore della prima e della terza frazione, e con la cronometro di Tirana che in mezzo ai due sprint del potente corridore danese ha sgranato la classifica dandole subito un’impronta precisa.

Dalla Puglia, tra olivi secolari e masserie, la carovana ha ritrovato il suo pubblico e il suo calore, e la corsa ha cominciato lentamente a decollare con il tris di Pedersen sempre più leader della ciclamino, la zampata di Groves nella discussa tappa di Napoli (neutralizzata e poi conclusa ma azzerando ogni distacco ai fini della generale) e, infine, con la fucilata di Ayuso che a Tagliacozzo ha gettato la maschera prendendosi il primo arrivo in salita di questo Giro.

Il giovane Ayuso e il vecchio Roglic hanno così vestito, sin da subito, i panni dei designati pretendenti alla rosa, ma ecco nella tappa di Siena che tutto si rimescola con la prepotente e spettacolare azione del messicano del Toro, che sul traguardo di Piazza del Campo benché secondo alle spalle del redivivo Van Aert (che bello vedere Wout risorgere braccia al cielo) conquista il simbolo del primato innervosendo Ayuso, ferito al ginocchio per via di una caduta, e staccando Roglic, anch’egli scivolato in un segmento di strada bianca e poi vittima di una foratura.

Nell’inaspettato dualismo in casa Uae Emirates tra del Toro e Ayuso, la corsa ci ha regalato anche la gioia di Diego Ulissi (in rosa per un giorno), la crescita regolare e affidabile di Antonio Tiberi, il coraggio divertito e divertente di Giulio Ciccone sempre pronto ad aiutare i compagni o a mettersi in proprio, e i sorrisi freschi e spontanei di Giulio Pellizzari, l’angelo custode di Roglic che l’ammiraglia della Red Bull deve addirittura frenare per quanto sia straripante ed esuberante la sua voglia di spingere.
Sta bene Giulio, cresce e si diverte ogni giorno che passa per un prosieguo di Giro che è tutto da scoprire.

La cronometro di Pisa conclusa sotto un vero e proprio nubifragio con Roglic e Ayuso che recuperano su del Toro e la stoccata di Carapaz nella frazione di ieri con Ciccone terzo che si ritrova, crono finite, ad appena 1’02” dal terzo posto di Tiberi, ci portano alla realtà di una corsa finalmente entrata nel vivo. Una corsa che si fa sempre più intensa e sempre più aperta nei suoi intrecci di sfide e duelli tra protagonisti pronti a dare tutto perché spinti e illuminati dalla forza di un sogno: quello di arrivare a Roma con la rosa sulle spalle.
Sì, lo spettacolo è appena all’inizio.