Dopo anni di indiscrezioni, sembra essere sempre più definito il progetto One Cycling, una superlega del ciclismo sostenuta da investitori sauditi, con l’obiettivo di rinnovare il panorama delle corse professionistiche. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare prima del Tour de France, segnando una potenziale svolta epocale per questo sport.
Il progetto, fortemente voluto dall’Arabia Saudita, prevede la creazione di un circuito parallelo con almeno quattro tappe premium a partire dal 2027, distribuite tra Asia, America e Medio Oriente. L’idea è quella di concentrare i migliori corridori in eventi selezionati, evitando la dispersione attuale, dove i big si incrociano raramente durante la stagione.
Per attirare le squadre, il fondo saudita offrirebbe un bonus di partecipazione da 1 milione di euro per i team maschili e 250.000 euro per quelli femminili, garantendo così un sostegno economico significativo. A differenza di iniziative fallite in passato (come le Hammer Series), One Cycling non punta a inventare gare da zero, ma a integrarne di già esistenti, possibilmente includendo Grandi Giri e classiche monumento. Secondo fonti belghe (Het Nieuwsblad), sarebbero già in trattativa Flanders Classics e RCS Sport.
Fondo PIF: cos’è e perché vuole la Superlega del ciclismo
Stiamo parlando del Public Investment Fund (PIF), uno dei più grandi fondi sovrani al mondo, con un patrimonio stimato superiore ai 776 miliardi di dollari. Negli ultimi anni, il PIF ha intensificato i suoi investimenti nello sport, ottenendo risultati straordinari sia in termini di prestazioni che di ritorno economico.
L’Arabia Saudita, attraverso il PIF, ha rivoluzionato il calcio locale, attirando stelle internazionali nel campionato nazionale come Cristiano Ronaldo, e ha riportato il Newcastle United prima in Premier League e poi in Champions League. Ma l’espansione non si ferma qui: il fondo ha già messo le mani su Formula 1, golf e pugilato, dimostrando una strategia chiara: dominare il panorama sportivo globale.
Anche nel ciclismo il PIF ha mosso i primi passi. Nell’estate del 2023 si era parlato di una possibile sponsorizzazione all’allora Jumbo-Visma, poi sfumato. Tuttavia, i rapporti tra il fondo e Richard Plugge, direttore generale del team olandese, sembrano essere rimasti ottimi. Tanto che Plugge sarebbe oggi uno dei principali promotori del progetto.
Le altre voci a favore
Accanto a Plugge, un altro nome chiave è quello di Zdeněk Bakala, azionista di maggioranza della Soudal Quick-Step, che sarebbe il maggior sostenitore dell’iniziativa. Questo renderebbe il team belga la terza squadra più coinvolta nel progetto, dopo la Visma e la Red Bull-Bora-hansgrohe.
I due manager, dopo il fallimento dei negoziati per una fusione tra i loro team, starebbero ora cercando fonti alternative di finanziamento, e la Superlega saudita potrebbe essere la soluzione ideale. L’obiettivo del PIF non è solo investire, ma ridisegnare le regole del gioco. Centralizzando i diritti TV e garantendo ingaggi sicuri, il fondo punta a ridurre la dipendenza delle squadre dagli sponsor tradizionali, offrendo maggiore stabilità finanziaria.
Oltre ai bonus di partecipazione, la Superlega punta a rivoluzionare il sistema dei diritti televisivi, creando un canale streaming unico che, dal 2029, gestirà in esclusiva la trasmissione delle gare. Un modello simile a quello della Formula 1, con ricavi meglio distribuiti tra gli stakeholder.
Le voci contrarie
Il vero scoglio rimane ASO, la società francese che gestisce il Tour de France, la Vuelta e numerose altre corse tra cui Liegi e Roubaix. Senza il suo coinvolgimento, il progetto rischia di perdere appeal, dato che l’obiettivo finale è unificare il calendario sotto un’unica egida. Con il colosso transalpino si allineano storicamente anche le squadre francesi come Arkèa, Decathlon-Ag2r e Groupama-FDJ.
Sempre contrarie appaiono la UAE Team Emirates e l’Alpecin-Deceuninck, che sembra abbiano rifiutato, disertando anche le riunioni e lasciando fuori Tadej Pogacar e Mathieu van der Poel, due volti fondamentali per il successo del progetto.
C’è chi vede nel progetto One Cycling l’opportunità di ridimensionare il potere di ASO, da sempre accusata di dominare il ciclismo con criteri poco trasparenti. D’altra parte, però, sorgono dubbi sul trasferimento di influenza verso il Medio Oriente, già sotto accusa per pratiche di sportwashing, e sulla marginalizzazione delle corse tradizionali europee.












