L’accanimento contro van Aert specchio di un mondo malato

Van Aert
Wout van Aert sconsolato dopo la Dwars door Vlaanderen (credit: @vismaleaseabike).
Tempo di lettura: 3 minuti

Ma cosa siamo diventati? Tutti abbiamo pensato, sperato, che Wout van Aert vincesse la Dwars door Vlaanderen. Non ha vinto, ha sicuramente sbagliato, ma vederlo sdraiato a terra con le mani sulla faccia, consolato dalla moglie Sarah, e sentire le sue parole senza sconti dopo la gara ci ha fatto ancora più male. «Per una volta che ho pensato a me…», diceva Wout incredulo dopo il traguardo. Lui, che per la squadra e per i compagni ha sempre dato tutto – ricordate il famoso Tour, o anche quella volta che regalò la Gand-Wevelgem a Laporte? – si è reso conto non tanto di aver ottenuto l’ennesimo secondo posto (il 44° della sua carriera) quanto di aver buttato via una vittoria che la Visma | lease a bike doveva aver già messo a bilancio, con tre uomini su quattro nell’attacco decisivo.

In tre erano convinti, chissà perché, che Powless avrebbe accettato il ruolo di vittima sacrificale silenziosa. Più probabilmente Benoot e Jorgenson hanno pensato di essere di fronte al grande ritorno di van Aert, che non vince una classica da 740 giorni, dal successo alla E3 del 2023. Perfetto, d’accordo: l’ha persa van Aert. E allora? Ci mettiamo a sparare sulla croce rossa? Non lo vediamo che c’è una persona a terra che ha bisogno di aiuto? Siamo anche noi allineati a un mondo che non ha più rispetto di niente e di nessuno? Un conto sono le critiche, tutt’altra cosa sono lo scherno, le offese. Ma ormai non c’è più limite. Basta vedere quello che succede in politica, e in guerra. Cosa siamo noi, dilettanti? Non sia mai, ed ecco infatti che trasformiamo anche una Dwars door Vlaanderen in una guerra.

Ma van Aert è ancora il nostro Wout, quello che ci ha esaltati per anni, che ha dato vita a un duello indimenticabile con van der Poel. Certo, le ultime classiche in cui van Aert ha battuto van der Poel sono ormai lontanissime, parliamo della Milano-Sanremo e della Strade Bianche del 2020, l’anno rovesciato dalla pandemia. L’Equipe prima della Dwars door Vlaanderen ha scritto che Wout è «il ragazzo a cui ti affezioni anche quando porta a casa una pagella ben al di sotto delle sue aspettative e del suo potenziale».

Ma in Belgio stampa e pubblico sembrano aver finito la pazienza. Ad Harelbeke Oliver Naesen ha sentito i tifosi fischiare, gridavano a van Aert: ah ci sei anche tu, guarda che Mathieu è passato un minuto fa. Magari erano gli stessi che quando passa van der Poel gli sputano addosso, ma questo è un altro discorso. Dopo Harelbeke, qualcuno lo ha chiamato Zorgenkind: bambino che crea problemi. Eppure Naesen sull’Oude Kwaremont ha visto un super van Aert, che ha staccato il resto del gruppo, peccato che non ci fossero più le telecamere, che lo spettacolo fosse già passato. E allora riecco lo scherno: uno col suo talento che ha vinto soltanto una Monumento – la più facile – e che continua ad arrivare dietro: secondo al Fiandre 2020, quarto al Fiandre 2023, secondo alla Roubaix 2022, terzo alla Roubaix 2023, secondo a Tokyo, secondo a Glasgow. Un perdente.

Ha completamente ragione Demi Vollering: dimentichiamo troppo in fretta. Era la Dwars door Vlaanderen, e figuriamoci se Wout non ci ha pensato, che un anno fa cadde qui, nella discesa che porta al Kanarieberg, giocandosi la stagione. Naesen vede ancora due favoriti per la Roubaix, e sono i due Van. «Wout porta il peso di tutto il Belgio. E bisogna ammettere che Mathieu è un alieno. Se Wout fosse nato dieci anni prima, avrebbe vinto dieci Monumenti in più. Ma sfortunatamente per lui è nell’era di Pogacar, forse il più grande di sempre, e di Mathieu, il più forte nelle corse di un giorno. È un po’ un pasticcio».

Ma chiunque vinca il Fiandre, e chiunque vinca la Roubaix, nessuno ha il diritto di prendere a calci un uomo di trent’anni che non si vergogna di farsi vedere sdraiato per terra, deluso e perso. Cosa ne sappiamo di quello che ha passato e che sta passando mentre sente il suo tempo migliore scorrergli a fianco troppo in fretta? Che cosa ne sappiamo di tutta la fatica, il dolore, lo stress? Di tutte le sciocchezze a cui si trova a dover rispondere? L’altro giorno su Strava uno era convinto di sapere meglio di lui quanto tempo van Aert dovesse dedicare al ciclismo e quanto a sua moglie e ai suoi figli. Non è difficile immaginare che ci si senta persi in un mondo così. Un mondo in cui noi abbiamo scelto da che parte stare: quella di van Aert.