
Wout van Aert è uno dei favoriti per il titolo mondiale di Montréal. Il belga ha a sua disposizione diverse armi: può affrontare le salite, ma può anche scommettere sulla sua velocità e sicuramente rimane uno dei più pericolosi per le altre squadre al via. Senza contare che corre in un Belgio scatenato, con Remco Evenepoel pronto a centrare la doppietta dopo la vittoria nella cronometro.
«Do il meglio di me nelle gare in cui posso contare sui miei punti di forza e mostrare un certo modo di prendere l’iniziativa – afferma van Aert in una lunga intervista rilasciata a Sporza – Questo aspetto si ripresenta più e più volte nella mia carriera. È in quei momenti che si sfruttano le proprie qualità. A volte ho pensato troppo alla volata e ho aspettato troppo a lungo. Ma non si vince una classica seguendo gli altri. A un certo punto bisogna osare, ed è quello che mi piace fare di più».
E quando arriverà il momento decisivo? Lo dice sempre il belga: «Questa è la parte più complessa. È difficile in ogni gara, ma questo è un circuito impegnativo dove le salite si susseguono a ritmo serrato. A volte, un secondo prima dell’attacco, si decide che quello potrebbe essere il momento giusto per attaccare, ma non è facile. Però conosciamo le idee l’uno dell’altro (di Remco, ndr) su come vogliamo affrontare la gara. Ci si può basare su questo».
Inutile negare che il Belgio è sempre visto come uno dei favoriti al mondiale, anche agli occhi delle altre nazioni: «È sempre la solita storia, ogni anno. Ti ritrovi sempre a essere considerato il favorito. Finché Remco lascerà tutti indietro nella cronometro, questo continuerà a tornare alla mente. Perché è quello che la gente ricorda per ultimo. Se fossi francese, direi esattamente la stessa cosa.”
Infine, Van Aert ha parlato delle proprie possibilità di vincere la prova in linea, senza mezzi termini come suo solito: «Mi do l’8% di possibilità. Sono già arrivato secondo qui. Non ho bisogno di convincere nessuno, tranne me stesso, che questo percorso mi si addice. È una classica di 270 chilometri. In gare come questa ho spesso dimostrato di trovarmi a mio agio. Negli ultimi giri non ci sono più salite esplosive, anche se domenica potrei essere smentito. Ma una gara del genere è soprattutto una battaglia di resistenza».













