Van der Poel contro Pogacar: era soltanto l’antipasto

Pogacar si volta e vede arrivare Ganna: se il duello con van der Poel avesse trovato un terzo incomodo? (LaPresse)
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Una mezzora a dir poco indimenticabile. Può andare come l’anno scorso, quando la Milano-Sanremo risultò a fine stagione la Monumento più combattuta e incerta. Di sicuro quanto abbiamo visto dai Capi in poi prelude a una primavera in cui Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar sono destinati a scontrarsi molte altre volte.

Di questo si è parlato a lungo nella conferenza stampa di van der Poel a Sanremo: di Pogacar e di tutto quello che serve per battere lo sloveno. Ne avevamo scritto dopo la Tirreno-Adriatico, vi avevamo detto come van der Poel abbia cominciato a cambiare se stesso per essere all’altezza dell’alieno che ha preso l’abitudine di vincere tutte le corse che vuole. Il fuoriclasse olandese non è d’accordo, come – va detto – non è d’accordo Filippo Ganna, che alla Sanremo è stato coraggiosamente e ostinatamente all’altezza di due monumenti del ciclismo come Mvdp e Pogi.

È successo prima del Mondiale di Zurigo: Mathieu sapeva bene che il percorso era molto duro per le sue caratteristiche, e si è allenato per essere più forte in salita. Non voleva lasciar andare la maglia arcobaleno senza lottare. Ha dovuto lasciarla a Pogacar, ma nella sua testa è stato soltanto l’inizio.

Il nuovo van der Poel lo abbiamo intravisto alla Tirreno, ma è venuto fuori in tutta la sua immensità alla Sanremo. Perché, lo abbiamo detto mille volte, van der Poel non disperde i suoi sentimenti dove non conta. Voleva la Milano-Sanremo, e l’ha avuta con una combinazione letale di testa, cuore e gambe. Certo, come dice lui ha vinto quando è riuscito a rimanere incollato a Pogacar in salita, prima sulla Cipressa e poi nelle ripetute fiammate (troppe) che Tadej ha dato sul Poggio. Ma l’ha vinta soprattutto mentalmente. Prima mettendo Dillier a tirare il gruppo per oltre metà gara, arando la pianura dal km 30 fino all’attacco dei capi, con la sola eccezione della discesa dal Turchino, condotta dalla Lidl-Trek, poi affondata senza un grido. La mossa – che qualcuno ha definito sciagurata, convinto che avrebbe finito per aiutare la UAE di Pogacar – era principalmente psicologica: noi – diceva quel trattorone in testa al gruppo – siamo i padroni della corsa.

Ed era tutto vero: l’Alpecin ha vinto le ultime tre edizioni della Milano-Sanremo, e certo non è un caso. Poi è toccato al signore e padrone: sulla Cipressa lo sloveno si voltava indietro e lì c’era van der Poel, incollato. Frustrante no? Sul Poggio è sembrato che Pogacar lo stesse spingendo al limite, ma van der Poel ha sempre avuto tutto sotto controllo: ha collaborato quel tanto che bastava e tenere lontano Ganna, che poi ha dovuto recuperare terreno in discesa, e ha così tranquillizzato lo sloveno, che era visibilmente spaventato dall’italiano. Poco prima di raggiungere la cima del Poggio, Mathieu ha provato un attacco e lì si è reso conto che Pogacar non era brillantissimo. Poteva forzare, invece ha preferito aspettare. E su via Roma ha completato il capolavoro: quando tutti si aspettavano che avrebbe atteso gli ultimi metri per battere i due rivali allo sprint, è partito lunghissimo sprigionando una potenza mostruosa dopo 300 chilometri. 

Se il talento di van der Poel non è mai stato in discussione, mai aveva raggiunto un livello di perfezione tattica come questo. Perfetto il titolo dell’Equipe, che in prima pagina ha titolato «Le dompteur», il domatore.

Mathieu sa che ora si troverà di fronte Pogacar al Fiandre e forse alla Roubaix, e che sarà un Pogacar avvelenato. Ma van der Poel non partirà mai per arrivare secondo. E se la Sanremo è la corsa che sognava da bambino, Fiandre e Roubaix sono casa sua. Anche quest’anno rimarrà nella sua zona di comfort: salterà la Liegi-Bastogne-Liegi (dove si è piazzato terzo l’anno scorso) e anche il Lombardia, in autunno. «In tempi come questi, penso che sia praticamente impossibile vincere gare del genere contro corridori come Pogacar ed Evenepoel. Forse non del tutto impossibile, ma avrei bisogno di molta fortuna. Quindi ha più senso per me concentrarmi sulle gare in cui sono più bravo e cercare di vincerle il più spesso possibile».

Ora ha due vittorie alla Milano-Sanremo, due Parigi-Roubaix e tre Fiandre. Per continuare a vincere, per domare Pogacar, Van der Poel è migliorato ancora durante l’inverno. «Mi sono allenato più che mai e ho scoperto di potercela fare. Questa è la cosa più importante. Ma so anche che non sarà così ogni anno. Non credo che questa vittoria dica molto su ciò che deve ancora venire. Tutti sanno che la Sanremo è una gara speciale, lui continuerà a provare. E un giorno, vincerà. Ma le Fiandre sono molto più dure. Tadej avrà più possibilità lì, me lo ricordo ancora da due anni fa. È impressionante, sarà dura batterlo, ma ci proverò sicuramente».

Van der Poel lo ha detto con un sorriso, chiaramente lo diverte la rivalità con Pogi. «È il talento di questa generazione e sono contento di poter correre contro di lui. Quando riesci a batterlo, è qualcosa di veramente speciale». La sua commozione sul podio raccontava tutto questo. Ma quello che abbiamo visto in corsa raccontava anche molto altro. La primavera è appena cominciata, preparate i popcorn.