Se ci siamo giustamente lasciati impressionare dalla Tirreno-Adriatico di Filippo Ganna, c’è un altro campione che esce da questa corsa avendo lasciato un’orma notevole. Non fatevi ingannare dal fatto che Mathieu van der Poel quest’anno non ha vinto neanche una tappa. Lo avete visto in salita? Riavvolgete il nastro fino al complicato finale della terza tappa, dove l’olandese è andato a riprendere lo strappo di Ganna a un chilometro dal traguardo e poi è rimasto bloccato in volata. Il giorno dopo era ancora là davanti: nonostante gli siano mancate le gambe, come lui stesso ha dichiarato, ha chiuso al terzo posto nel podio tutto olandese alle spalle di Kooij e Pluimers.
Ma è stato nella quinta tappa che Mathieu ha impressionato di più. Sulla salita finale van der Poel ha tenuto, e lo ha fatto anche quando Ayuso ha accelerato e pochi scalatori di professione sono riusciti a tenere il suo ritmo. Al traguardo Mvdp ha vinto la volata di gruppo, ma alle spalle di Fredrik Dversnes, il fuggitivo che ha beffato tutti. Quel giorno, dopo il traguardo, van der Poel era deluso come ogni volta che ha pensato di poter vincere e non gli è riuscito (cosa che non gli capita così spesso), ma era al tempo stesso molto contento di come si era sentito in salita. Non a torto.
Negli ultimi mesi si è visto un van der Poel molto migliorato quando la strada sale. La prima volta al Mondiale di Zurigo. Pur sapendo che avrebbe avuto poche chance su quel percorso contro Pogacar, Mathieu non era disposto a lasciar andare la maglia iridata a cuor leggero e si è preparato con cura: ha lavorato molto in salita e ha perso anche qualche chilo. Risultato: su un percorso per niente adatto a lui, è comunque andato sul podio.
La sua capacità di tenere in salita era qualcosa di inedito: soltanto pochi mesi prima, all’Amstel, alla Liegi e anche in estate al Tour de France, quando la strada saliva van der Poel era subito meno brillante, era evidente che il suo fisico da classiche – mediamente più alto e più pesante di quello del tipico scalatore – lo penalizzava. Ma su questo Mathieu ha lavorato duramente.
Questo vuol dire che ha trascurato il van der Poel da pavé? Assolutamente no. Ma certo una maggior tenuta in salita gli sarebbe molto utile per la Liegi-Bastogne-Liegi. Anche lui, come Pogacar, ha due Monumento mancanti nel suo curriculum: se Tadej insegue Sanremo e Roubaix, Mathieu ha bisogno di Liegi e Lombardia per completare la collezione. Al momento le Ardenne non fanno parte del suo programma, ma mai dire mai. Dietro al suo sforzo per aumentare le sue prestazioni in salita potrebbe esserci lo stesso desiderio che tenta Pogacar a mettersi alla prova nella Roubaix: quello di fare un altro pezzo di storia. Se van der Poel migliorerà in salita Liegi e in futuro anche Lombardia potrebbero diventare obiettivi credibili. Non c’è tutto il tempo del mondo: van der Poel ha trent’anni.
In questo momento il lavoro che ha fatto sulle salite e sulle sue masse muscolari gli verrà buono per i suoi veri obiettivi stagionali, che sono le prime classiche della stagione. Lui e Pogacar si rispettano, hanno un ottimo rapporto, ma questo non vuol dire che Mathieu si diverta a vedere Tadej vincere le corse che sembrano più adatte a lui. Ha lasciato andare la Strade Bianche, liquidandola come una corsa ormai troppo per scalatori, lontana da quella che era al principio. Ma Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix sono casa sua. Non le lascerà allo sloveno senza lottare.
Van der Poel sa benissimo che Pogacar sta cercando la chiave per prendersi quella che ha definito come «la corsa più difficile da vincere al mondo», e sa che lo sloveno vorrà anticipare tutti e arrivare da solo anche in via Roma. Ecco a cosa serve il Mvdp visto sulle salite italiane: non tanto a vincere una tappa alla Tirreno, quanto a tenere il passo di «quello là» sulla Cipressa e sul Poggio. Il pronostico di Mathieu non si discosta molto dall’ovvio. «Non è complicato, mi sembra abbastanza chiaro. Ganna sarà uno dei grandi favoriti, Pedersen ha fatto una buona Parigi-Nizza e ci sarà anche Pogacar».
E il Fiandre? Il campione del mondo l’anno scorso non c’era, ma nel 2023 si era tolto di ruota van der Poel tra l’Oude Kwaremont e il primo passaggio al Paterberg. Mathieu non vuole che succeda di nuovo. Considera Tadej, non più Wout van Aert, l’unico ostacolo fra sé e il suo quarto Fiandre, sa che contro di lui non basterà il van der Poel del 2024 per rivincere, e dunque cerca la miglior versione di se stesso. Della Roubaix avremo modo di parlare più avanti, ma possiamo già dire che l’operazione pietre partirà dal giorno dopo la Milano-Sanremo. In gruppo c’è chi si accontenta di arrivare secondo, ma lo sappiamo tutti che Mathieu van der Poel nel gruppo non c’è mai stato volentieri.










