Partite le professional donne ma l’Italia (ancora) non c’è

Tempo di lettura: 2 minuti

Il Tour Down Under ha dato il via alla stagione femminile e c’è stato spazio subito per quella che è la novità più importante del 2025, la nuova categoria delle professional donne. In Australia ha vinto la svizzera Noemi Ruegg della EF Education-Otly, formazione americana Proteam.

Annunciata nel 2023 dall’Uci, la riforma si è concretizzata quest’anno con le primo otto squadre registrate come professional: quattro sono francesi (Arkéa, Cofidis, St. Michel e Winspace Orange Seal); poi c’è l’americana EF Education, la spagnola Laboral Kutxa e l’olandese VolkerWessels. L’idea è quella di riproporre la stessa struttura del ciclismo maschile con due categorie: team WorldTour e professional. L’Unione ciclistica internazionale si è affrettata a sottolineare come ci siano altre formazioni già “annunciate” per il 2026. Tra queste una dovrebbe essere italiana, parliamo della BePink di Walter Zini, sodalizio storico del ciclismo femminile italiano che ha scoperto e lanciato negli anni molti talenti.

Delle circa sei continental italiane che nelle ultime stagioni hanno cercato di valorizzare le giovani italiane, considerando che le nostre atlete più forti corrono tutte in team esteri, quella di Zini è sicuramente la squadra più strutturata per spiccare il salto tra le professional, ci ha provato già quest’anno ma ha dovuto fare i conti (letteralmente) con quello che significa approdare nella categoria superiore. Le cicliste di una professional hanno lo status di professioniste e uno stipendio minimo che si aggira intorno ai 30.000 euro all’anno. Crescono anche i costi dello staff, direttori sportivi, personale.

Insomma le cifre lievitano e per fare un buon team professional femminile serve almeno un milione di euro (laddove tra gli uomini la cifra di partenza per una professional è intorno ai quattro milioni), ma la presenza nella “seconda divisione” di squadre italiane diventa fondamentale per tenere il passo degli altri paesi.

Il 2025 sarà un anno di transizione e di rodaggio ma bisogna fare i conti con i numeri. Delle 634 cicliste registrate dall’Uci, 248 corrono nelle WorldTour, 98 nei Proteams e 288 nelle continental, a fronte di un calendario in continua crescita. Lo status di professioniste dà sicuramente maggiori garanzie alle ragazze, e non solo dal punto di vista economico, ma è importante continuare ad avere una base solida e ampia nella quale far crescere giovani talenti. Vedremo se le professional riusciranno a colmare il divario attualmente molto forte tra le atlete dei top team e quelle delle squadre ormai di terza fascia. Un ciclismo a due velocità non fa certo bene al movimento.