Una tappa al Rüebliland nel 2016 e una nel 2017, una alla Driedaagse Axel Juniors nel 2016, una alla Corsa della Pace nel 2017. E ancora secondo al Giro delle Fiandre nel 2016 e terzo alla Gand-Wevelgem nel 2017. Oggi, uno juniores che raccoglie i risultati di Davide Ferrari troverebbe facilmente un ingaggio nella massima categoria. Ad andargli male, entrerebbe in uno dei più prestigiosi vivai del mondo. Ferrari venne ingaggiato dalla Viris, prima stazione di un complicato percorso tra i dilettanti.
«A volte mi sono sorpreso a pensare che oggi, con quei risultati, sarei passato professionista – racconta Ferrari – ma ho capito in fretta che si trattava di un pensiero stupido. E’ facile fare la vittima, oppure sentirsi forte fuori tempo massimo, o magari sfortunato per il cambiamento epocale che avrebbe stravolto il ciclismo di lì ad un paio d’anni. La realtà è che in quegli anni uno juniores si allenava il giusto: se fossi passato nella massima categoria non sarei andato da nessuna parte, temo. Impossibile paragonare quel mondo e me stesso alla categoria attuale degli juniores. Oggi non raccoglierei mica quei risultati».
Davide, dopo la miglior stagione della tua carriera alla Solme hai deciso di trasferirti alla Work Service. Perché?
«L’opportunità è venuta a crearsi ad ottobre. Mi ha cercato Bardelli, nuovo direttore sportivo della squadra con cui ho un buon rapporto, e non ci ho pensato due volte. La Work Service è una delle continental storiche del ciclismo italiano, per un ragazzo di 24 anni come me si tratta di una chance a cui è impossibile rinunciare».
Col senno di poi rimpiangi che non sia arrivata prima?
«Relativamente. Non avendo mai ricevuto offerte del genere, appunto, non ho mai fatto la bocca ad un interessamento non andato a buon fine. Anzi, il passo più lungo della gamba lo avevo già fatto nel 2019, al secondo anno tra i dilettanti: lasciai la Viris, con cui avevo raccolto diversi piazzamenti, e approdai alla Beltrami. Un mezzo disastro, purtroppo. Non ero all’altezza dei professionisti, coi quali corremmo in diverse occasioni, e quindi fu una stagione di fatiche pressoché inutili».

Tant’è che nelle due stagioni successive hai corso nella Casillo. Poi, nel 2022, alla Named, e infine nel 2023 alla Solme.
«Mi sono sempre impegnato al massimo, questo voglio dirlo. Alla Solme mi sono trovato bene, non posso dir niente. Forse c’erano troppi velocisti: io, Buda, Menghini. Pestarsi i piedi, talvolta, era inevitabile. Se in alcune occasioni qualcuno si fosse sacrificato per l’altro, a quest’ora la squadra e il nostro palmarès individuale conterebbero più affermazioni. Alla Work Service, al contrario, dovrei avere meno concorrenza interna».
Che velocista sei?
«Una volta si sarebbe detto atipico, ma oggi ad essere atipici sono gli sprinter puri. Mi definisco un corridore veloce e resistente, molto competitivo quando arriva a giocarsi il successo contro una quarantina di atleti. Se non avessi queste caratteristiche non sarei arrivato secondo e terzo al Fiandre e alla Gand tra gli juniores. E se gli idoli contano qualcosa, il mio era Tom Boonen: veloce sì, ma anche potente e resistente».
Quali volate prediligi?
«Quelle di rimonta, avendo una volata più corta ed esplosiva rispetto a tanti altri corridori. Proprio in questa maniera pensavo di vincere l’anno scorso a Nerviano, peccato che sia uscito troppo indietro dall’ultima curva a trecento metri dal traguardo. Ci ho provato, ma a quel punto Quaranta era irraggiungibile. E’ uno dei più grandi rimpianti della mia stagione».

E gli altri quali sono?
«Il nono posto a Kranj, gara internazionale. Ho chiuso nono ma secondo della volata di gruppo, peccato che davanti fosse arrivata una fuga di sette. Sarebbe stato un podio prestigioso. E poi mi è dispiaciuto chiudere la stagione senza acuti, ma soltanto ad annata terminata ci siamo resi conto che avevo contratto il citomegalovirus e che ci avevo pedalato sopra per diverse settimane. Per il resto posso definirmi soddisfatto della mia stagione».
E dalla prossima cosa ti aspetti?
«Ieri era il primo giorno di ritiro con la Work Service: ci stiamo conoscendo, ci stiamo prendendo le misure. Adesso sono pronto per correre tra i professionisti, quindi spero di poter gareggiare al Giro di Sicilia e alla Coppa Agostoni, dato che io sono di Lissone. Per quanto riguarda il calendario dilettantistico, non mi dispiacerebbe rifarmi a Nerviano e provare a vincere il Porto. Sarebbe bello debuttare alla Firenze-Empoli, classica a cui Bardelli tiene particolarmente e che reputo adatta alle mie caratteristiche».
A chi ormai dava per scontato vederti tra i professionisti cosa rispondi?
«Che intorno a me c’erano molte aspettative, ero io il primo ad alimentarle, che purtroppo non ho saputo mantenere. Ci sono rimasto male: è dura perdere l’abitudine a vincere e per ritrovare costanza e serenità ho impiegato parecchio tempo. A breve comincerò la mia terza stagione tra gli elite e non mi faccio troppe illusioni. Però voglio dare tutto quello che mi è rimasto sfruttando una fiducia nei miei mezzi finalmente solida e rinnovata. Se poi dovesse arrivare subito la tanto attesa vittoria che mi sblocca…».













