Provini è un fiume in piena: «Quartucci merita il professionismo, Porta un esempio di lealtà»

Matteo Provini al Giro d'Italia Under 23 2022
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Bologna, Milano, Firenze: la stagione è appena finita, eppure Matteo Provini sta già battendo almeno metà Italia per definire gli ultimi dettagli in vista del prossimo anno. «La Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo ci sarà anche il prossimo anno – racconta – e per questo bisogna ringraziare gli sponsor e la loro passione per il ciclismo. No, non saremo una continental. Tra l’altro, mi è parso di capire che dal 2023 i terzi e i quarti anni delle continental non potranno più partecipare alle corse regionali. Quindi, ricapitolando, queste gare perdono i migliori corridori delle continental e, già da quest’anno, quegli atleti che totalizzano almeno 25 punti. Per me è sbagliato: così facendo, il livello si abbassa drasticamente».

Matteo, quali sono i corridori confermati per il 2023?

«Sono pochi. Bosini e Pencedano avevano già smesso durante la stagione. Cretti va alla Colpack, Cantoni alla Zappi. Santarpia e Lettiero cambiano aria, abbiamo provato a scommettere su questi due primi anni ma alla lunga la distanza s’è fatta sentire. Smettono anche Ghigino e Ferri. E Porta, un corridore inappuntabile».

Un mese fa, a Corsanico, aveva centrato la sua prima vittoria in quattro stagioni tra i dilettanti.

«Quando, un anno fa, lo presi dalla Gallina per portarlo con me, gli promisi che lo avrei fatto crescere e migliorare. Non vedergli vincere nemmeno una corsa sarebbe stato il mio rimpianto più grande. E’ un corridore solido e un uomo fatto e finito. Ha vissuto per mesi in ritiro lontano dalla sua famiglia e dalla sua Sardegna, e a differenza di altri si è impegnato al massimo fino all’ultima gara in programma. Un signore, da questo punto di vista».

Gabriele Porta al Giro d’Italia di quest’anno: lo scalatore sardo ha deciso di appendere la bici al chiodo

E allora perché smette?

«Perché è un ragazzo umile e intelligente. Mi ha detto: Matteo, se fa fatica a passare professionista uno come Quartucci, io a cosa posso ambire? Ecco, io non riesco proprio a capire come sia possibile che un corridore come Quartucci non sia particolarmente richiesto tra i professionisti. Ha vinto tre gare, ha raccolto il primo piazzamento il 6 marzo e l’ultimo il 18 ottobre. L’abbiamo fatto testare tre volte al Centro Mapei, lo ha studiato anche Bartoli: i suoi valori valgono la massima categoria».

E per lui non si è mosso ancora niente?

«Si era parlato di Savio, oppure della nuova professional che Citracca starebbe allestendo con Parsani e Frassi della Corratec. Ma niente di concreto, purtroppo. Non me ne capacito: è un corridore serio, forte, appassionato, costante e completo. E’ veloce, è resistente, un profilo perfetto per le corse di un giorno. Non ha paura d’attaccare, sa interpretare bene le dinamiche di gara. Sono passati dei corridori che valgono molto meno di lui».

Se non dovesse passare professionista rimarrebbe con voi?

«Sì, anche se io ovviamente mi auguro che riesca ad accasarsi. Certo, noi nel 2023 raccoglieremmo qualche risultato in meno, ma in compenso saremmo orgogliosi d’aver lanciato un corridore tra i professionisti. Stesso discorso per Nencini: ha vinto tre gare ma di secondo piano, qualcuno si era affacciato per lui ma credo proprio che rimarrà con noi. Anche Fiaschi continuerà a vestire la nostra maglia».

Tommaso Nencini vince il Gp Fiera della Possenta 2022 (foto: Scanferla)

Chi avete ingaggiato, invece?

«Bruno e Rizza della Parkpre, Baroni della Colpack, Regnanti dalla Maltinti, Manenti della Solme, Gatti della Delio, Acco della Zalf, Piffer dell’Ausonia, Montanari della Sidermec, De Lisi della Corratec, De Toffol del Monferrato, Tedeschi della Mastromarco. E infine Simone Piccolo, un corridore esperto che conosco bene: è del 1997, sarà una sorta di direttore sportivo in corsa».

Che bilancio fai della vostra stagione? Spesso vi siete messi in mostra, non riuscendo tuttavia a lasciare il segno nelle corse più prestigiose.

«Considerando l’organico a disposizione, buono ma di certo non eccezionale, direi che la nostra stagione è stata buona. Nencini ha dimostrato che, se è in giornata, è un bel corridore. Quartucci fino allo scorso anno aveva vinto una gara in quattro stagioni, mentre soltanto quest’anno ne ha centrate tre. Idem Fiaschi, che ha fatto sua una corsa e ne ha sfiorate tante altre. No, non posso lamentarmi. E poi, come sostengo da tempo, i corridori veramente forti è difficile che vengano da me: volano verso altri lidi, apparentemente più prestigiosi».

Che idea ti sei fatto di tutti questi ragazzi che scelgono di andare a correre all’estero già tra gli Under 23?

«Avranno i loro buoni motivi, cosa vuoi che ti dica. Capisco che il livello delle corse europee sia mediamente più alto del nostro, ma allo stesso tempo vedo che parecchie realtà straniere vengono spesso e volentieri a correre in Italia. E allora mi domando: dov’è la verità? Siamo veramente così peggiori degli altri? E’ mai possibile che il ciclismo italiano, nello spazio di qualche stagione appena, abbia disimparato tutto quello che di buono sapeva? A volte mi viene da pensare che l’erba del vicino è sempre più verde. O magari mi sbaglio io. La strada ci dirà chi ha ragione».