Caso Federazione, si esprime Cassani: «Caro Cordiano non hai avuto rispetto per me. Ora, forse per colpa di altri, ti trovi nell’occhio del ciclone»

Davide Cassani, ex c.t della Nazionale maschile su strada (foto: Federciclismo)
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Fino a pochi minuti fa Davide Cassani non si era mai espresso sulle vicende che tanto scosso il mondo del ciclismo. Al centro c’è la Federazione, in cui Cassani ha occupato fino all’estate scorsa il ruolo di cittì della Nazionale su strada maschile. Ora ha approfittato di un’intervista rilasciata dal presidente Cordiano Dagnoni per commentare i fatti e togliersi qualche sassolino dalla scarpa sugli accadimenti passati. Cassani si rivolge in prima persona direttamente a Dagnoni, in un lungo post pubblicato sul proprio profilo Facebook.

Cassani attacca citando un passo dell’intervista a Dagnoni: «Domanda di Pier Augusto Stagi al presidente Cordiano Dagnoni: qual è il suo stato d’animo in questo momento? “Di grande sconforto, perché io ormai dedico tutta la mia vita a questa mission. Vede che mi sta venendo la pelle d’oca, perché le assicuro che io ci metto il cuore e la passione. In queste ultime settimane ho ricevuto messaggi di solidarietà da parte di tutti, soprattutto dei tecnici. Tutti mi sono vicini e i risultati lo dimostrano e le giuro che questa cosa mi fa davvero male (e mentre lo dice la voce si rompe per l’emozione, ndr). Sto mettendo passione e impegno, tutto quello che ho racimolato nella mia vita professionale e non trovo giusto che sia giudicato per delle cose inesistenti, solo perché c’è un disegno dietro che vuole screditare il nostro lavoro: questa cosa mi addolora oltremodo”».

Poi l’ex cittì torna subito agli ultimi momenti in Federazione, vissuti amaramente a Tokyo 2020: «Oggi, leggendo l’intervista che Pier Augusto Stagi ti ha fatto, sono tornato indietro a 12 mesi fa. È stato un flash, un susseguirsi di immagini, ricordi, sentimenti, emozioni che, ancora oggi, mi rigettano in una tristezza infinita. Tu, presidente, dici: ”ormai dedico tutta la vita a questa mission”, poi ancora:” ci metto il cuore e la passione”. Sono stato 8 anni in federazione, ho dato tutto me stesso per cercare di fare qualcosa di utile. Non ho mai e ripeto MAI pensato al mio lavoro come fonte di guadagno ma, come dici tu, Cordiano, ad una MISSION. Non è il momento di elencare nel dettaglio quel poco di buono che ho fatto per la federazione senza parlare dei 4 Europei e dei due mondiali a crono vinti. Sono stato massacrato per il semplice fatto che apparivo in televisione con Enervit e Suzuki. Ma erano sponsor della nazionale e perché mai avrei dovuto dire di no alla richiesta di due nostri sponsor? Facevo qualcosa di male? Ho sempre cercato di fare l’interesse della federazione come penso abbia fatto tu».

«Nonostante tutto questo sono stato cacciato da te. Non mi riferisco al mancato rinnovo ma al modo in cui è avvenuto». Comincia così lo sfogo di Cassani. «Mi hai tolto la gioia più grande che un CT possa avere: condividere la vittoria dei propri ragazzi. Sapevi benissimo che il quartetto di Marco Villa avrebbe lottato per l’Oro e per questo mi hai fatto telefonate da Roberto Amadio due giorni prima della mia partenza per Tokyo. Ancora oggi quelle parole mi rimbombano in testa: ”Davide, non puoi stare a Tokyo per le gare in pista perché non c’è un pass per te”. Quel giorno se tu mi avessi colpito con un pugno in faccia mi avresti fatto molto meno male. Ma forse ora puoi capire cosa ho provato in quei giorni. Tu dici che ci metti cuore e passione e ti viene la pelle d’oca solo a pensarci. Prova a pensare cosa ho provato in quei giorni di agosto dello scorso anno. Come te, ho messo cuore e passione ma non è bastato».

Infine tocca le vicende che attanagliano la Federazione da diversi giorni: «Da quando è scoppiato questo caso non ho aperto bocca, ho rifiutato interviste ma leggendo le tue parole non ho resistito. Credo che tu sia una persona onesta, credo che tu non abbia nulla a che fare con quei 106.000 euro ma, forse per colpa di altri, ora ti trovi nell’occhio del ciclone. Per questo sono certo che solo ora tu possa capire il mio stato d’animo dello scorso anno. E ripeto, non mi sono sentito offeso per essere stato sostituito (tuo diritto sacrosanto) ma il modo con cui l’hai fatto. Quando una persona mette cuore, passione e onestà nel lavoro che svolge ha il diritto di essere rispettato, sempre. E tu, rispetto per me, non l’hai avuto».