GIRO D’ITALIA U23 / Durissime accuse di Cassani alle squadre italiane: «Si lamentano per le salite, ma sbagliano tutto»

Cassani
Davide Cassani, ex commissario tecnico della nazionale italiana
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La terza tappa del Giro d’Italia Under 23, come molti direttori sportivi hanno riferito in prima persona a Bicisport è sembrata troppo dura. 177 chilometri totali, 5000 metri di dislivello e salite durissime come il Guspessa, un versante inedito del Mortirolo, e l’ascesa di Santa Caterina Valfurva sono sembrati a tanti un’esagerazione. «Questa tappa potevano risparmiarsela, chilometraggio e metri totali di dislivello esagerati» ha detto Alessandro Coden, diesse della formazione Interregionale. Ilario Contessa della Work Service ha tuonato: «Per noi italiani è stata una tappa molto complicata. Io dico che frazioni così dure in un Giro d’Italia dilettantistico non hanno senso».

Ma a tal proposito, ecco la pronta e durissima replica dell’ex cittì Cassani sul tema lanciato da Bicisport. L’opinione ardente di una figura, tra le tantissime cose, molto vicina a Selleri e a Pavarini, gli organizzatori del percorso del Giro U23.

Giro d’Italia Under 23: Cassani evidenzia il confronto impietoso tra le squadre italiane e quelle straniere

«Ho avuto modo di leggere varie considerazioni in merito al giro giovani Under 23. Mi riferisco alla tappa di Santa Caterina che, per alcuni direttori sportivi italiani, era esageratamente dura. Premesso che non mi sono occupato dei percorsi delle singole tappe e quindi non sono direttamente interessato ma vorrei comunque esprimere il mio giudizio» ha introdotto Cassani in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook.

«Allora, il primo italiano è arrivato quattordicesimo a quasi 8’. Non ho sentito nessuno dire: “dove stiamo sbagliando? Perché gli stranieri, su percorsi duri, vanno molto più forte di noi?” In tanti a scagliarsi contro il percorso. È come quel genitore che si arrabbia con il professore se il figlio torna a casa con un quattro in pagella. Ma come, non tocchiamo palla su salite vere e l’unica cosa che siamo capaci di dire è: troppo dura la tappa?». È il preambolo di un attacco durissimo alla squadre italiane Under 23, che hanno criticato in coro aspramente il tappone di montagna del Giro U23.

Cassani va dritto al punto, senza peli sulla lingua, e tocca il nocciolo della questione: «Non abbiamo e non avremo nei prossimi anni un corridore in grado di vincere una grande corsa a tappe. Perché la mentalità è sbagliata. Invece di capire il motivo della nostra debacle diamo la colpa ad un organizzatore che propone salite vere».

Groupama-FDJ, Lotto Soudal e AG2R Citroen i modelli da seguire

«Squadre come Groupama-FDJ, Lotto Soudal, AG2R Citroen e tante altre straniere le vedi correre in Italia, Spagna, Francia, Belgio. Ogni mese partecipano ad una corsa a tappe e noi? A parte tre squadre, restiamo a casa nostra» ha tuonato Cassani.

L’ex cittì torna sulla mentalità delle Under 23 italiane, che non vogliono uscire mai dalla propria “comfort zone”: «Con questa mentalità temo che non andremo molto lontano e comunque la colpa sarà sempre di quell’organizzatore che, facendo miracoli, cerca di offrire un palcoscenico credibile ai nostri ragazzi. Gli stranieri apprezzano, gli italiani si staccano e si arrabbiano».