Almeno nel recente passato dilettantistico, l’impresa di Leo Hayter non ha precedenti: vincitore della tappa più dura indossando la maglia rosa e rifilando 4’55” al secondo, Grégoire, e 7’56” al primo italiano, Piganzoli, arrivato 14°. Con tutti i ribaltamenti e le sorprese che ci sono stati, sarebbe stata magnifica da seguire in diretta televisiva: un peccato, considerando che stiamo parlando di una delle manifestazioni più importanti del ciclismo giovanile internazionale (nel 2021 l’Avenir venne trasmesso da Eurosport e il Valle d’Aosta garantiva una diretta pressoché integrale sul suo canale YouTube, tanto per fare due esempi).
Le domande che tutti si stanno ponendo sono essenzialmente tre. La prima: la tappa era troppo dura? La seconda: la Groupama-Fdj ha corso male? La terza: il Giro è già finito?
Lo abbiamo chiesto ai direttori sportivi italiani del gruppo: ecco cosa ci hanno risposto.
Daniele Nieri (Qhubeka): «Sì, io credo che ormai i giochi per la maglia rosa siano chiusi. La Groupama-Fdj ha confermato d’essere la squadra più forte, ma Martinez ha attaccato troppo presto e nel finale ha pagato il vento contrario. Il migliore per distacco è Hayter, non penso che possa andare in difficoltà. Noi, a partire da oggi, cercheremo un successo di tappa e magari di recuperare qualche minuto in classifica con Negasi per cercare di entrare tra i primi dieci».
Gianluca Valoti (Colpack): «Bella tappa, quasi 5.000 metri di dislivello. Noi abbiamo provato a rimanere in classifica con Petrucci, ma nella prima discesa ha avuto un problema tecnico e ha speso tantissimo per ritornare sui battistrada. Volendo essere di manica larga, posso dire che ci siamo salvati con Meris che è arrivato 19°: ma la realtà è che i migliori sono molto più brillanti di noi».

Ilario Contessa (Work Service): «Per noi italiani è stata una tappa molto complicata. Io dico che frazioni così dure in un Giro d’Italia dilettantistico non hanno senso. Corsa finita? Assolutamente no. La Groupama-Fdj può organizzarsi, hanno il 2°, il 4° e il 5° della classifica generale: possono ancora ribaltare la situazione. Secondo me, se la Hagens Berman Axeon di Merckx e Hayter non trovano qualche alleanza, difficilmente riuscirà a tenere la gara di qui alla fine».
Dario Nicoletti (Biesse-Carrera): «Sì, il Giro è finito. Hayter è il migliore, per batterlo devono sperare che gli succeda qualcosa sul Fauniera, ma sinceramente non glielo auguro perché per me merita di vincere lui. Tuttavia, io credo che la tappa di ieri sia stata troppo dura. Siamo tra gli Under 23, dovrebbe esserci un limite: 183 chilometri e 5.000 metri di dislivello è roba da professionisti. Per me doveva finire a Tirano, massimo a Bormio. E io non sono uno di quelli che ama le gare semplici…».
Cesare Turchetti (Ecotek-Gallina-Lucchini): «Il Giro è sicuramente finito per gli italiani che avevano ambizioni di classifica. La maglia rosa? Hayter ha portato a termine un’impresa clamorosa, sarà difficile scalzarlo dal primo posto. L’unica incognita può essere la squadra, ma non mi sembrano gli ultimi arrivati».
Mirko Rossato (Bardiani-Csf-Faizanè): «Tanti ragazzi la ricorderanno come la giornata più dura della loro giovane carriera. Però è giusto provarsi, almeno i corridori sanno cosa li aspetta tra i professionisti. La corsa l’ha buttata via la Groupama-Fdj: sono stati presuntuosi e l’hanno pagata. Io avrei fatto un bel ritmo sul Mortirolo e nella vallata successiva, provando poi ad attaccare sulla salita finale. Se non avessi staccato Hayter, tutto rimandato al Fauniera: 49” di distacco erano ancora colmabili. Bravissimi, invece, l’inglese e la sua ammiraglia: si sono gestiti alla perfezione».

Stefano Chiari (Beltrami Tsa-Tre Colli): «I valori in campo sono questi, non credo che la situazione possa cambiare. L’altimetria e il caldo hanno inciso tantissimo, scavando dei solchi notevoli. Abbiamo visto all’opera il futuro del ciclismo. E purtroppo si è notata la differenza che, almeno su percorsi del genere, c’è tra le formazioni straniere e quelle italiane…».
Alessandro Coden (Interregionale): «Questa tappa potevano risparmiarsela, chilometraggio e metri totali di dislivello esagerati. Potevano togliere qualcosa e sarebbe stata ugualmente dura e spettacolare. Noi dell’Interregionale non stiamo correndo male: certo, abbiamo incassato dei minuti, ma nella classifica a squadre siamo ancora in 13ª posizione. Non è un cattivo risultato».
Orlando Maini (Astana): «Una giornata da professionisti, a tutti gli effetti. Hayter si è dimostrato fortissimo, gli va detto bravo, ma mancano ancora frazioni importanti. In una corsa a tappe c’è da soffrire ogni giorno, non è ancora finita».
Filippo Rocchetti (Zalf Euromobil Désirée Fior): «La Groupama-Fdj se l’è giocata male, hanno esagerando prendendo la tappa troppo di petto e infatti nel finale sono saltati per aria. Hayter ha dimostrato d’essere forte, lucido e coraggioso. Non ha sbagliato nulla, ha dato una gran bella botta alla classifica generale e mi pare che abbia le spalle solide per resistere agli attacchi altrui. Soltanto una crisi profonda sul Fauniera può riaprire questo Giro».
Michele Coppolillo (InEmiliaRomagna): «Tappa durissima, forse troppo. Specialmente il Mortirolo da quel versante, con la strada stretta, è micidiale. La maggior parte dei ragazzi non è preparata per dislivelli del genere. Io puntavo su Martinez, ma è chiaro che nel finale ha pagato il vento contrario. I distacchi sono pesanti, ma il Fauniera è una salita che si fa dare del lei: non credo che il Giro sia già finito».
Gabriele Balducci (Mastromarco): «Per la nostra categoria, tappe del genere sono eccessive. Però, allo stesso tempo, dobbiamo prendere atto del fatto che diversi corridori si sono comportati meglio dei nostri. Ma non strappiamoci i capelli: ci manca qualche buon scalatore puro, è vero, ma il dilettantismo italiano sta meglio di quanto dica quest’ordine d’arrivo. Il Giro è finito? Sì, anche se qualche trabocchetto può esserci ancora. E la tattica dei francesi non l’ho ancora capita…».

Alessio Mattiussi (Cycling Team Friuli): «Giornata infinita, ognuno è arrivato al limite. La prova di forza di Hayter è stata notevole, sarà difficile recuperargli cinque minuti sul Fauniera».
Daniele Calosso (Rime Carnovali Sias): «Hayter ha dimostrato una superiorità incredibile, quindi a meno che non succeda qualcosa è il Giro è finito. Tra i primi dieci nemmeno un italiano, forse è arrivato il momento di una riflessione. I protagonisti della tappa sono abituati a correre coi professionisti, i nostri no. Da giornate del genere dobbiamo capire quali sono le esigenze del nostro movimento».
Matteo Provini (Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo): «Io punto ancora su Martinez, sul Fauniera può fare la differenza. Certo è che Hayter ha impressionato e ha un gran bel vantaggio da amministrare. Però non si vende mai la pelle dell’orso prima d’averla cacciata: quindi no, per me il Giro non è ancora finito».
Marino Amadori (Commissario tecnico degli Under 23): «Il Giro è finito? Dico di sì. La Groupama-Fdj è fortissima, ma corre senza molto criterio e ognuno sembra pensare a se stesso. Difficilmente ribalteranno la classifica. La Hagens Berman Axeon della maglia rosa, invece, oltre che competitiva è anche compatta e unita. La tappa, poi, è stata resa ancora più tremenda dal piglio battagliero con cui l’hanno affrontata: fino al Tonale non hanno mai tirato il fiato. Non riesco ad immaginare una crisi di Hayter sul Fauniera e più in generale non mi sembra che ci siano tante frazioni adatte alle imboscate…».














