AMARCORD/94 Bugno, cavalcata in rosa: il Giro d’Italia del 1990 ebbe un solo padrone

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Non fu una corsa. Piuttosto, ricordando la vittoria di Gianni Bugno al Giro d’Italia del 1990, è meglio parlare di monologo trionfale, di un assolo cominciato il primo giorno, a Bari, e finito tre settimane dopo a Milano. E se è vero che il flop degli altri favoriti della vigilia (soprattutto Fignon e Giupponi) gli facilitò il compito, è verosimile che un Bugno in quelle condizioni, magari soffrendo di più, alla fine avrebbe vinto comunque.

La sentenza finale prese forma già nei primi giorni: Bugno vinse la crono di apertura e dopo 48 ore staccò i principali avversari sui tornanti del Vesuvio. Poi diede un altro scrollone sulla salita di Vallombrosa, cogliendo il secondo successo di tappa. «In questo Giro ho scelto di partire forte – disse nell’occasione – così se arriverà la giornata nera avrò da parte un gruzzolo che potrà salvarmi». Non erano pochi però a pensare che quell’inizio tracotante lo avrebbe pagato sulle grandi montagne.

Fignon, doloroso ritiro. Mottet si accontenta del Pordoi

Invece Fignon, dolorante alla schiena, fu costretto al ritiro dopo 9 giorni e agli altri mancava qualche cavallo nel motore. Così, gli unici a limitare i danni furono il piccolo francese Mottet e il lungo Giovannetti, reduce da una sorprendente vittoria alla Vuelta (che all’epoca si correva prima del Giro).

Il distacco dei due (circa 4 minuti) poteva essere colmato solo con un’impresa nel tappone dolomitico che terminava in cima al Pordoi, ma Bugno si confermò inattaccabile, stroncando gli avversari sul Fedaia con una progressione micidiale. Gli rimase al mozzo solo Mottet, che si guardò bene dall’attaccarlo, accontentandosi della vittoria di tappa, generosamente concessa, e del secondo posto finale.

Gianni andò anche al Tour, conquistando l’Alpe d’Huez

Il successo di Bugno completò il risveglio del ciclismo italiano dopo qualche anno di vacche magre. Fra gli altri verdetti di quel Giro, la maglia verde di un Chiappucci ancora misconosciuto e i ritardi abissali di Lemond. Qualche settimana dopo, al Tour, i due avrebbero dato vita a una caccia avvincente, con la maglia gialla che transitò in extremis dall’italiano all’americano. In Francia c’era anche Bugno, a cui i suoi tifosi, dopo Sanremo e Giro, chiedevano anche la maglia gialla. Stavolta il botto non ci fu, ma arrivò un buon settimo posto in classifica e soprattutto la vittoria sull’Alpe d’Huez, ennesima perla di una stagione dorata.