GIRO DELLE FIANDRE / Le pagelle: Van der Poel firma un capolavoro. Pogacar da 8, ma sbaglia la volata. Italia bocciata

Giro delle Fiandre
La volata del Giro delle Fiandre 2022
Tempo di lettura: 3 minuti

Ci vorrebbe un regista di quelli bravi, un Autore, per raccontare l’ultimo di questi 272,5 chilometri. Uno capace di stringere in primissimo piano su uno, e poi sull’altro. Pogacar con i suoi ciuffetti biondi che escono dal casco come pinne, van der Poel che si tira su la lampo per assecondare le leggi dell’aerodinamica. Niente musica, unica colonna sonora le voci strette di una folla esagerata a cui non eravamo più abituati. Alzi la mano chi non ha urlato sottovoce vedendoli fermarsi sul rettilineo d’arrivo mentre da dietro arrivavano van Baarle e Madouas. Ma questo è il Fiandre, e vince chi è disposto a rischiare di perderlo.

Vince un fuoriclasse che ha fatto il suo debutto stagionale quindici giorni fa, ripescato all’ultimo per via dei troppi assenti. Perde, sì, perde, un altro fuoriclasse, che ha corso la sua prima gara da professionista sul pavé cinque giorni fa. Ormai ci siamo abituati a corse una più bella dell’altra, e quasi non abbiamo pensato al grande rimpianto dei belgi, Wout Van Aert. Però abbiamo pensato moltissimo a Sonny Colbrelli, che soltanto due settimane fa era triste per aver dovuto rinunciare alla Sanremo e sognava di rifarsi al Fiandre. 

Mathieu van der Poel 10 – Fa un capolavoro. Ma non vi ingannate: il suo secondo Fiandre Mathieu lo vince ben prima di quello sprint gestito come una mano di poker. Lo vince sul pavé del Paterberg, l’ultimo muro, quando ha un’esitazione infinitesimale ma poi tiene botta e non perde la ruota di Pogacar. Ricordiamoci che Mvdp ha corso pochissimo quest’anno: in due Monumento ha fatto terzo (a Sanremo) e primo (al Fiandre), ha vinto una semiclassica (la Attraverso le Fiandre), e una tappa alla Coppi e Bartali. «Forse è la mia miglior preparazione, chissà», ci aveva detto in settimana, alla vigilia della Dwars. Eh, chissà. Ha corso 10 Monumento in carriera, 9 volte è arrivato fra i primi 10, 5 volte sul podio, 2 volte primo (sempre al Fiandre). A proposito del Fiandre: quarto nel 2019, primo nel 2020, secondo l’anno scorso, ancora primo quest’anno: è decisamente la sua corsa. Gli è andata «male» soltanto in una Sanremo: arrivò tredicesimo. Il monumento è lui.

Tadej Pogacar 8 – E’ forse la prima volta che lo vediamo perdere. Qualche (rara) volta l’abbiamo visto non arrivare primo, ma perdere mai, mai prima di questo Fiandre. Dopo averci strabiliato (lo crediamo capace di tutto, ma arrivare a giocarsi il Fiandre al debutto in un duello stretto con Mvdp per uno che vince i Tour de France è quasi assurdo), fa qualcosa di umano: sbaglia, è convinto che van der Poel partirà prima, invece Mathieu calcola tutto al millimetro e soprattutto è capace di sprintare partendo da fermo, al contrario di lui. Si arrabbia quando si vede chiuso e battuto anche da van Baarle e Madouas, e anche questo è sintomo di grandezza. Dopo una gara fenomenale, anche a noi dispiace non vederlo neanche sul podio: è l’unico ad essere finito quarto in una volata a due.

Olanda 10 – Primo van der Poel, secondo van Baarle (voto 9): era successo soltanto una volta al Fiandre, nel 1981, con Hennie Kuiper davanti a Frits Pirard. E l’Olanda stacca l’Italia nella classifica di successi per nazioni: in 106 edizioni primo ovviamente è il Belgio (69), seconda l’Olanda con 12, terzi noi a 11.

Belgio 5 – Nessun belga sul podio, è la terza volta dal 2000, ma questo non è il peggio: nei primi 10 c’è un solo belga, ed è Dylan Teuns, sesto (dunque voto 6). Per il paese che ospita il Fiandre è il peggior risultato di sempre: anche nel ‘95 c’era stato un solo corridore di casa fra i primi 10, ma era il vincitore, Johan Museeuw.

Francia 8 – Almeno un francese sul podio delle due prime Monumento dell’anno: era successo nel 1960, la storia si ripete oggi con Turgis, secondo alla Sanremo, e Madouas, terzo al Fiandre (voto 8).

Italia 5 – Primo dei nostri è Luca Mozzato, venticinquesimo, a oltre un minuto da van der Poel. Lui, che corre nella francese B&B-KTM, merita un bel voto: è nella fuga di giornata, con l’altro italiano Manuele Boaro (il più vecchio della fuga, bravo anche a lui), e si fa vedere tutto il giorno. Ma il nostro Fiandre è quasi tutto qui purtroppo. Spendiamo due parole buone per Alberto Bettiol, che riesce a tenersi incollato a Cortina quando esce dal gruppo, poi però quando li riprendono sparisce, puf. Alla fine il più bravo a fare il suo lavoro è ancora Matteo Trentin, che porta Pogacar fin dove deve, poi lui è Pogacar e amen. Peccato per Gianni Moscon, che vediamo soltanto quando una maglia gli finisce incastrata nel cambio: la sua campagna del Nord finisce qui, è questo è il rimpianto più grande.