Tirreno-Adriatico, pagelle: Pogacar alla Pantani, Caruso da Giro. Evenepoel flop, debacle Geoghegan Hart

L'immagine iconica di oggi alla Tirreno-Adriatico: Pogacar che passa di fianco alla statua di Marco Pantani sul Carpegna (foto: LaPresse)
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Per un giorno il Carpegna è diventato l’ottavo Emirato. La salita mitica, tanto cara a Marco Pantani, stadio naturale dei suoi tifosi, ha visto brillare la stella di Tadej Pogacar, strabiliante e strepitoso a una settimana esatta dall’impresa della Strade Bianche: il Michael Jordan, l’Usain Bolt, il Michael Schumacher delle due ruote che può e vuole segnare un’epoca. Giornata da scalatori veri, quelli improvvisati come Remco Evenepoel si sono staccati inesorabilmente. Strappano applausi anche e soprattutto Mikel Landa (il “landismo” sta tornando di moda) e Damiano Caruso in formato Giro. Ma ora è tempo di giudizi – negativi per Evenepoel e Geoghegan Hart – ora è il momento delle pagelle della tappa regina della Tirreno-Adriatico, su quibicisport.

Tirreno-Adriatico, le pagelle della sesta tappa

Pogacar – 9.5

“Vai Pantani!”. I tifosi romagnoli e marchigiani sui tornanti del Carpegna oggi hanno vissuto un sogno a occhi aperti. Tadej pedala, sorride, si diverte è la rappresentazione del ciclismo-champagne, di uno spettacolo che scalda i cuori degli appassionati. Fa “giocare” gli altri, li fa sfogare nei limiti delle loro possibilità e poi, quando arriva il momento, parte e vola verso il trionfo. Guardava il “Pirata” su YouTube, oggi sulla salita del suo mito ha scritto un’altra pagina di storia. E ha solo 23 anni. The show must go on!

Vingegaard – 8

Il danese della Jumbo-Visma deve smussare qualcosa nel suo atteggiamento: che senso ha avuto la sfuriata contro Landa che ha tirato il gruppetto di testa per qualche chilometro? Avrebbe potuto provare a seguire Pogacar, invece di lamentarsi con lo spagnolo. Il giudizio è comunque positivo perché è giovane e ha grandi margini di miglioramento, sul piano atletico e comportamentale. Ma con questo Pogacar anche sul Carpegna, c’è stato poco, pochissimo da poter provare.

Landa – 8.5

Il “landismo” sta tornando di moda e ci piace così: dopo l’allungo di Giulio Ciccone, lo spagnolo della Bahrain-Victorious sale in cabina di controllo e prende il comando delle operazioni. Bello, bellissimo rivedere uno dei più forti scalatori degli ultimi anni lì davanti. Con maggior fortuna avrebbe raccolto di più di quanto ha ottenuto, i presupposti per una stagione da primo della classe ci sono tutti. Go Mikel!

Porte – 7.5

Il “vecchietto” tasmaniano salva la Ineos-Grenadiers. I giovani arrancano e faticano tantissimo, lui arriva quarto e occupa la stessa posizione in classifica generale a undici secondi da Landa. Una Tirreno-Adriatico soddisfacente.

Caruso – 7.5

“Damia Car” – come il suo nickname su Instagram – macchina da battaglia formato Giro. Il ragusano della Bahrain-Victorious è in forma smagliante e pedala facile. La squadra asiatica ha grossi calibri tra i big e Caruso dimostra di attraversare già un periodo ottimo. Sarebbe stato bello vederlo alla Corsa Rosa, memori della magnifica impresa sull’Alpe di Motta e di quel secondo posto finale che, chissà, avrebbe potuto colorarsi di una tinta meravigliosa.

Hindley – 7

Jai c’è! Non è stata una meteora, la giovane promessa australiana ex Sunweb/Team DSM, in forza alla Bora-Hansgrohe. Il podio al Giro d’Italia 2020, ha trovato conferme sulle strade della Tirreno-Adriatico, dove il 25enne di Perth ha tenuto il passo dei grandi arrivando davanti a Ciccone e Pello Bilbao.

Pinot – 7.5

Si ritirerà a fine stagione? Mm, forse sì o forse no. Vederlo a lottare con il gruppo dei migliori è piacevole. Il francese della Groupama-FDJ ama la vita in campagna, a fine carriera si dedicherà a 360° alla sua fattoria didattica nella quale produce miele e marmellate. Chili di grinta e tenacia da vendere: odi et amo con il ciclismo, più amo come sul Cippo di Pantani.

Ciccone – 6.5

L’abruzzese della Trek-Segafredo chiude in crescendo la sua settimana tra i Due Mari. Sul piano tattico può sicuramente migliorare, ma va apprezzato e riconosciuto il coraggio di esporsi per primo su una salita dura e di stare spalla a spalla con i nomi aurei della corsa. Lo aspettiamo da protagonista, al Giro d’Italia!

Evenepoel – 5

Rebus, enigma, rompicapo belga. Re Remco è ancora tutto da scoprire. I numeri sono trasparenti e non mentono: 4’01” da Pogacar nella tappa-regina a tre minuti dai big, club a cui aspira di appartenere. Per il momento in salita c’è tanto da lavorare, è giovane e può farcela. La performance di oggi è però sotto la sufficienza, distacco troppo ampio e serbatoio vuoto.

Geoghegan Hart – 4

Da un distacco ampio, a uno siderale: 11’26”, quasi il tempo che si impiega per una abbondante colazione e il britannico della Ineos non l’ha digerita. Prime gare della stagione e quindi non vanno emessi verdetti definitivi, però è evidente che se vuole guadagnarsi fiducia nelle gerarchie dei granatieri dovrà rispondere con performance di tutt’altro spessore. Matita blu e dietro alla lavagna: ripassare per le prossime lezioni.

Carpegna – 10+

Dieci non basta alla salita che a Marco Pantani bastava per allenarsi in vista dei Grandi Giri e delle montagne da scalare. Mitica, simbolica, commovente: il “Pirata” lo senti, lo percepisci, lo vedi, lo scruti anche in mezzo al gruppo quando i migliori scalatori del momento si alzano sui pedali e volano sui tornanti sfiorando il suo cielo: i ritagli di giornale, le bandiere gialle e nere con il simbolo del teschio bianco. Emozioni, brividi di un pomeriggio italiano da favola alla Tirreno-Adriatico, con epilogo a lieto fine. Ha vinto Pogacar, che potrà segnare una nuova era. E a noi basta così.