AMARCORD/86 La beffa del Montello: tutti guardano Argentin, e nonno Zoetemelk si prende il mondiale

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Il predestinato era Moreno Argentin, non solo perché correva in casa: venticinque anni, una Liegi già in bacheca, si era presentato al mondiale in una condizione fragorosa. Su di lui però si allungava l’ombra di Greg Lemond, che la maglia iridata l’aveva conquistata due stagioni prima, a soli 22 anni.

I due, quasi coetanei, erano divisi da una antipatia epidermica, e infatti in quel 1° settembre 1985, sul circuito veneto di Giavera del Montello, persero entrambi.

A batterli fu un dinosauro, uno che battagliava con Merckx, Gimondi, Poulidor e Van Impe: il quasi trentanovenne Joop Zoetemelk a cui, forse per l’aspetto vagamente impiegatizio, si faticava a dare la patente del campione.

Lo era invece, come aveva ampiamente dimostrato nella sua lunghissima carriera, soprattutto al Tour de France. Non tanto per l’unico che aveva vinto, nel 1980, quanto per l’incredibile serie di secondi posti, ben sei. In due occasioni si era arreso a Merckx, in una a Van Impe, nelle altre tre a Hinault.

Zoetemelk, un colpo da maestro: un attimo di rilassamento gli bastò per andarsene

Nel finale della prova iridata, quando l’andatura divenne improvvisamente frenetica, in testa rimasero in una quindicina. C’era Argentin, spalleggiato da un ottimo Corti, c’erano Lemond e Roche, un altro tra i più attesi. E poi un insidioso trio olandese: Zoetemelk, appunto, Van der Velde e Veldscholten.

I fuochi artificiali sull’ultima salita del Montello si risolsero in un nulla di fatto. Diventava più che probabile la volata, con Argentin tra i papabili, come sperava gran parte dei 200 mila spettatori che affollavano il circuito.

Il vecchio Joop tentò un allungo, fu riassorbito, ma restò con le antenne dritte. E ai 1500 metri, arrivò l’occasione che aspettava. Ci fu un attimo di rilassamento, dopo una serie di scatti e controscatti e prima del forcing finale. In quel minimo calo di tensione, Zoetemelk prese larga una curva a destra e alla chetichella guadagnò una ventina di metri.

Corti fu l’unico ad inseguire. Argentin e Lemond, sprint per il podio

La reazione tardò e i metri divennero cento. Corti fu il solo a tentare un vero inseguimento ma l’olandese andava più forte di lui. Ad Argentin non restò che un gesto di stizza rivolto a chi non collaborava, mentre Lemond parve pago della sconfitta del rivale. I due si impegnarono nel testa a testa finale, prevalse l’americano, ma in palio c’era solo il secondo posto. Joop era già campione del mondo, il più anziano della storia.

Poteva ritirarsi in gloria, ma continuò. E due stagioni dopo, a 41 anni e 4 mesi, vinse l’Amstel Gold Race.