Argentin ci spiega la Liegi: «Il ciclismo è cambiato ma non il modo in cui vincerla» (podcast)

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In vista dell’ultima delle Classiche delle Ardenne, la Liegi-Bastogne-Liegi, non potevamo non interpellare Moreno Argentin: vincitore di quattro edizioni di quella che lui, nel corso della chiacchierata, ha definito a più riprese «una delle gare più dure al mondo».

Ci siamo chiesti se per vincere quattro volte la Liegi (di cui la prima alla seconda partecipazione) e piazzarsi molte altre volte, esistesse un segreto. Argentin ci spiega che il percorso delle edizioni da lui disputate non è sempre stato lo stesso, ma che «la Liegi si decide sulla Redoute». E non prima.

«Ci sarà Pogacar che ormai ha impostato il suo standard sull’attaccare a 70 chilometri dal traguardo, ma questo non funziona alla Liegi. Il ciclismo è cambiato, ma non il modo il cui si vince la Liegi-Bastogne-Liegi. Lui rimane il mio favorito, anche se all’Amstel aveva ancora la Roubaix nelle gambe. Sono contentissimo che abbia vinto Skjelmose: tattica perfetta e la forza di crederci fino all’ultimo. Evenepoel, invece ha calcolato male, ma è impressionante come sia tornato subito vincente dopo lo stop: il ciclismo è cambiato anche in questo».

Approfondendo maggiormente questo aspetto, la capacità che i corridori ora hanno di vincere anche dopo mesi lontani dalle corse, Argentin ci racconta un aneddoto. «Quando sono diventato professionista nell’Ottantuno iniziavo la stagione con 3.500 chilometri nelle gambe, quando ho lasciato il ciclismo arrivavo alla prima corsa con 10.000 chilometri. E già mi sembrava un’enormità. I professionisti di oggi lo sono a tutto tondo: non solo iniziano la stagione con già 30.000 chilometri di allenamento, ma curano ogni aspetto. Forse se fossi stato professionista in quest’epoca mi sarei adeguato, ma quando penso a loro mi viene da dire poverini».

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