Riccardo Lucca riparte dalla Work Service: «Ad un certo punto ho pensato addirittura di dover smettere»

Memorial Mantovani
Riccardo Lucca alza le braccia al cielo sul traguardo del Memorial Mantovani (foto: Scanferla)
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Alla fine Riccardo Lucca non ce l’ha fatta a diventare un ciclista professionista. Qualche squadra s’era mossa, in particolar modo la Vini Zabù, ma poi non se n’è fatto più niente per via dei problemi che la formazione toscana sta attraversando. La Gazprom, con cui Lucca ha corso da stagista nel finale di stagione, non è rimasta particolarmente impressionata dal corridore di Rovereto e ha preferito confermare Scaroni, fino a quel momento in dubbio.

Lo stesso Giorgio Furlan ha potuto aiutarlo soltanto relativamente: la General Store, infatti, dal 2022 cambierà pelle dedicandosi soltanto agli Under 23, infatti oltre a Lucca se n’è andato anche Rocchetta, direzione Zalf

Andiamo con ordine, Riccardo. Com’è andato il periodo di prova alla Gazprom?

«Purtroppo non molto bene, la squadra in questo non ha nessuna colpa. Di darmene tante a me, sinceramente, non ho nessuna voglia. Serve poco adesso dire che, col senno di poi, avrei potuto e dovuto fare meglio. Era una bella chance e io non l’ho sfruttata al massimo».

Cosa non ha funzionato?

«Niente di preciso, in realtà: ecco perché non voglio subissarmi di colpe, non è che abbia commesso uno o due grandi errori tali da mordermi le mani. Il livello si è alzato, io avevo già corso molto con la General Store senza mai risparmiarmi e magari la troppa voglia di mettersi in mostra ha giocato contro di me. Tutto qui».

Avevate parlato di contratti?

«No, come dicevo della squadra posso solo parlare bene, anzi, li ringrazio per l’occasione. Una realtà non molto grande, ma decisamente organizzata. Speravo di farne parte, vedevo che ingaggiavano molti corridori italiani. All’inizio ero fiducioso, col passare dei giorni ho capito che sarebbe stata dura. Ma loro non mi hanno mai promesso niente, non si sono rimangiati parole già date». 

Quali corse hai disputato con loro?

«Sazka Tour, Poitou-Charentes, la classica di Besançon e il Tour du Jura. Un peccato, sono arrivate in un momento particolare della stagione, forse il più difficile per me».

Che impatto ha avuto la bocciatura della Gazprom sul tuo finale di stagione?

«Ho accusato il colpo, non lo nascondo. Ero arrabbiato per com’era andata a finire, mi dispiaceva lasciare un ambiente che conoscevo come quello della General Store, non avevo la più pallida idea di cosa mi avrebbe riservato il futuro. Settembre non è stato un mese facile».

Però poi nel finale di stagione ti sei ripreso, vincendo la Coppa Varignana e soprattutto la classica di San Daniele del Friuli.

«Due belle vittorie che aumentano i rimpianti e mi fanno chiedere: davvero non c’è un posto per me tra i professionisti, quali criteri vengono adoperati, come si fa a dire che mi mancano i risultati? Basta, non proseguo, questi discorsi li ho già fatti tanti, troppe volte».

Hai mai pensato di smettere?

«Mai con decisione, però è un pensiero che di tanto in tanto mi ha sfiorato. Ad un certo punto è stata proprio la mia situazione a spaventarmi: non mi voleva nessuno e alla General Store non potevo rimanere, anche se probabilmente prima di vedermi a piedi Giorgio Furlan avrebbe fatto uno strappo alla regola tenendomi».

Quant’è stata importante la sua presenza?

«Mi ha fatto ragionare. Mi diceva: ma come, con tutti i sacrifici che hai fatto e le belle soddisfazioni che ti stai levando vuoi smettere proprio adesso? Ha ragione, però le sensazioni che ho provato nelle ultime settimane della stagione non me le scorderò: andavo alle corse e non sapevo se essere contento per l’anno che finiva oppure triste perché la mia carriera poteva anche non proseguire».

Oltre alla Gazprom non si è fatta avanti nessun’altra squadra?

«Il mio procuratore, Maurizio Fondriest, mi aveva parlato di un interesse della Vini Zabù, l’unica formazione professionistica che mi avrebbe dato una chance. Purtroppo la trattativa non è nemmeno cominciata, viste le difficoltà che stanno attraversando».

Non hai avuto contatti nemmeno con la Corratec, la nuova Continental toscana di Serge Parsani e Francesco Frassi? Non sono due figure estranee all’ambiente della Vini Zabù.

«Ci siamo annusati, mettiamola così. Il fatto è che alla fine ho trovato un posto in un’altra Continental italiana e quindi non vedo perché dovrei rimangiarmi la parola data per entrare in una realtà tutto sommato dello stesso livello».

Dove correrai nel 2022?

«Nella Work Service, della quale ho già fatto parte. E’ un ambiente che conosco e nel quale mi sono trovato bene. Devo dire grazie a Massimo Levorato. Con me si è comportato benissimo: ci siamo accordati in tempi brevi e mi ha addirittura garantito che, se avessi trovato un accordo con una squadra professionistica, mi avrebbe lasciato libero senza fare storie». 

Conte e Lorenzetto se ne vanno, torna Contessa. Cambiano anche diversi corridori. Che stagione ti aspetti?

«Sì, in Work Service ci sono stati diversi cambiamenti. Mi pare davvero un ottimo progetto, sono contento di farne parte. Darò tutto quello che ho, come del resto ho sempre fatto. Sperando che possa bastare per mettermi in mostra e meritarmi almeno una possibilità tra i professionisti».