Giro d’Italia, Pinotti: «La poca crono è figlia del ciclismo moderno. Peccato non poter sfruttare le qualità di Ganna, Affini e Sobrero»

Pinotti
Marco Pinotti con la maglia rosa dopo la cronosquadre d'apertura del Giro d'Italia 2011
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Guardando il percorso del Giro d’Italia 2022, saltano subito all’occhio i pochissimi chilometri a cronometro, solo 26,3 tra il circuito di Budapest e la passerella finale di Verona. Chi, come Marco Pinotti, ha costruito una carriera sulle prove contro il tempo non può certo esultare per questa tendenza che anche la corsa rosa sta seguendo.

Considerando anche che l’Italia può vantare corridori come Filippo Ganna, Matteo Sobrero ed Edoardo Affini, appare alquanto discutibile la scelta di RCS di dare così poco spazio alle sfide contro l’orologio.

Pinotti, come se lo spiega?

«Difficile dirlo. Da una parte mi rendo conto che una cronometro di 40 o 50 chilometri non sia “spettacolare” a livello televisivo, quindi andrebbe contro le tendenze del ciclismo moderno».

Solo questo?

«Probabilmente si cerca di invogliare gli scalatori con un percorso duro, anche se non è durissimo, che a cronometro sono fermi o quasi. Penso a Carapaz o corridori simili. Allo stesso tempo si preclude la partecipazione a molti altri…»

Tipo?

«Anche Evenepoel! Il belga a crono è forte, mentre sulle grandi salite soffre ancora un po’. Senza Bernal, Roglic e Pogacar chi viene al Giro a regalare spettacolo? Remco era l’unico, ma adesso vedo difficile una sua partecipazione».

Su Ganna e gli altri italiani invece? Il nostro movimento a cronometro è fiorente…

«Diciamo che il percorso non sorride ai nostri campioncini. Avere la maglia iridata al via sarebbe stata un’altra bella vetrina per il Giro. Non è detto che salti la corsa rosa, ma è ovvio che il prologo del Tour de France a Copenhagen strizzi l’occhio al piemontese. Può indossare la maglia gialla».

Delle due prove contro il tempo a Budapest e Verona che ne pensa?

«Vista la collocazione credo che quella di Budapest non faccia molti danni, ai fini della classifica generale è praticamente ininfluente. Quella di Verona può risultare decisiva se le montagne non creeranno particolare differenze. Mancano tapponi dolomitici da oltre 200 chilometri, quindi i distacchi in classifica potrebbero essere minimi. Tutto però dipenderà dai corridori e da come vorranno affrontare la corsa».

Cosa manca dunque a questo Giro?

«Oltre al tappone di montagna direi una cronometro di 35/40 chilometri a inizio seconda settimana. Una prova contro il tempo simile costringerebbe gli scalatori che hanno perso tempo ad affrontare le salite con più coraggio».