GIRO D’ITALIA U23 / Provini (Petroli Firenze): «Contento dei miei ragazzi, ma il ciclismo giovanile corre troppo»

Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo schierata alla Firenze-Empoli (foto: Fruzzetti)
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Che Matteo Provini non sia al Giro d’Italia U23 lo si capisce dall’atmosfera leggermente più rilassata: nessuno che litiga con la giuria, nessuno che si prende a male parole per un sorpasso tra ammiraglie. A ben pensarci, la domanda dovrebbe essere un’altra: perché Provini non è al Giro?

Perché, Matteo?

«Scrivilo, perché sono uno dei pochissimi direttori sportivi che lavora davvero».

Di cosa ti occupi?

«Agricoltura, lavoro per un’azienda. E poi la porto avanti per passione anche a casa mia. È proprio l’occhio da agricoltore che mi fa preoccupare…»

A cosa ti riferisci?

«Il ciclismo giovanile di oggi mi sembra una di quelle aziende che, per ingordigia o bisogno, forza il processo di crescita delle piante».

In casi del genere cosa accade?

«Che tutto appassisce, non dura, va a male. Tutto quello che non segue un percorso di crescita naturale non ha lo stesso buon sapore».

Pensi ad Ayuso?

«Ayuso è la punta dell’iceberg, se devo essere sincero il talento e la sicurezza che dimostra a nemmeno 19 anni mi fanno quasi invidia. Penso, più in generale, al livello del Giro».

Altissimo, forse troppo.

«Leva quel forse, è sicuramente troppo alto. Non so se ci rendiamo conto, ma Ayuso a Sestola è andato più forte di Bernal. E quelli dietro allo spagnolo non hanno fatto tanto peggio».

Ma le differenze tra i due casi…

«Lascia perdere le differenze, quelle ci sono e siamo d’accordo. Puoi metterla come vuoi, resta il fatto che Ayuso a Sestola ha fatto meglio dei professionisti».

Questo cosa significa?

«Che lui ha un talento enorme, ma questo già si sa. Più in generale, visto che non è l’unico ad andare forte, che questo ciclismo sta correndo troppo».

Spiegati.

«Vi sembra normale che alcuni corridori da juniores firmino già per passare professionisti? E allora nel dilettantismo cosa ci vengono a fare? Io e gli altri direttori sportivi cosa ci stiamo a fare?»

Questi talenti quanto possono durare?

«Non vent’anni. Di margini di crescita non possono averne tantissimi e se tu chiedi così tanto al tuo corpo a vent’anni non puoi sperare d’aver ancora tanto da dare a trenta».

La tua è una critica alla Colpack?

«Cosa vuoi dire loro? Hanno vinto anche con Baroncini, Verre si sta dimostrando molto bravo e vincono a ripetizione da febbraio. Chapeau a loro. Io critico il sistema».

Ovvero?

«Bisogna riequilibrarlo o rivedere le categorie. Al Giro, e lo dico col massimo rispetto perché so quanta fatica e quanti sforzi ci sono dietro, ci sono delle squadre che non riescono nemmeno a vedere la testa del gruppo».

Ricordo che Ayuso quest’anno ha corso anche la Firenze-Empoli.

«Dove, appunto, c’erano anche diverse formazioni toscane di secondo piano. Secondo me c’è qualcosa che stona, che non torna».

Tutto questo come ha influito sul vostro Giro?

«Noi della Petroli Firenze non avevamo aspettative esagerate. Nencini è stato fermo più di un mese tra maggio e giugno, non mi ricordo nemmeno quanti tamponi ha dovuto farsi».

E gli altri?

«Non abbiamo uno scalatore puro né un uomo per la generale, quindi abbiamo attaccato. Ferri quarto a Riccione, Cervellera terzo a Cesenatico, Baldaccini sempre all’attacco. Dei miei ragazzi posso solo essere contento».

E di questo ciclismo?

«No, questo ciclismo mi preoccupa, finirà che ci faremo del male. Questa fretta, questa rincorsa al grande talento, questo spostare i limiti sempre un po’ più in là non può non lasciare strascichi».