GIRO D’ITALIA U23 / Pietrobon: «Giro difficile, ma voglio inventarmi qualcosa. Ayuso il più forte»

Pietrobon
Andrea Pietrobon in maglia Cycling Team Friuli. E' stato secondo alla Vicenza-Bionde nella prima parte di stagione.
Tempo di lettura: 2 minuti

Era uno dei corridori più attesi al Giro d’Italia U23. Andrea Pietrobon aveva iniziato col piglio giusto la stagione, concludendo ottavo al Giro del Belvedere e al Trofeo Piva e secondo alla Vicenza-Bionde. Nella corsa rosa, però, finora non ha trovato il giusto colpo di pedale a causa di una forma fisica che non ne vuole sapere di decollare. L’atleta del Cycling Team Friuli stringe i denti e sogna di prendersi la rivincita nelle prossime frazioni, come ha confermato ai nostri microfoni.

Andrea, prima di tutto come sta? Come procede il suo Giro?

«In questo momento va male, sono sincero. Non sono stato bene al Giro. Non sono in condizione, devo accettarlo. La corsa, però, deve ancora finire. Speriamo di fare meglio. Non sono nella forma dei giorni migliori. Comunque la stagione è ancora lunga».

Lei ha trovato un motivo per giustificare questa prestazione insufficiente.

«Sono andato parecchio forte a inizio stagione finché non sono andato in altura. Pensavo che fosse la cosa migliore. Non è stato così. Nei primi giorni ho sofferto molto il caldo. Questo può essere stata una causa. Evidente è un periodo che non va nel verso giusto. La preparazione che abbiamo fatto era buona. Sono sereno, la stagione è lunga. Sono dispiaciuto perché è l’appuntamento dell’anno. Sulle salite lunghe non vado bene, questo era il percorso adatto».

Prima ha parlato di stagione lunga. Ha già chiari i prossimi obiettivi?

«Farò forse il campionato italiano. Non c’è niente di certo al momento. Vorrei fare anche il Tour de l’Avenir, ma è ancora da vedere come sarà la condizione».

In ogni caso il suo Giro non è affatto finito.

«Esatto. Oggi e domani ci proveremo. Si faranno le prime ore a tutta per azzeccare la fuga. Domani si corre a casa mia. Se si aspetta il finale, diventa tutto difficile. Meglio anticipare i tempi».

In questo momento, il padrone della corsa è Juan Ayuso. Che idea si è fatto il gruppo di questo corridore?

«Sta dominando. Corre bene ed è completo, anche se è il primo anno. La giornata storta può esserci, anche se non glielo auguro. Dalla sua parte, ha comunque talento e squadra per difendersi».

Lei che tipo di corridore si considera?

«Me la cavo sulle salite lunghe così come in pianura. Mi reputo un gran passista».

E tra i corridori professionisti ce n’è uno per cui nutre simpatia?

«Direi Peter Sagan. Anche come carattere e modo di vivere. È uno molto tranquillo. Non l’ho mai conosciuto di persona, ho corso con altri professionisti».

Quindi quali sono le differenze tra professionismo e Under 23?

«La differenza sta nel modo diverso di correre. Nel professionismo si lascia andare la fuga e si tira. Tra i dilettanti è più una questione di scatti e controscatti. Inoltre i professionisti sono tutti al top, mentre in questa categoria ci sono anche quelli meno validi. In questi ultimi anni ci stiamo avvicinando notevolmente».