AMARCORD/57 Il tiranno Hinault alla conquista del Giro 1980: un Panizza da Libro Cuore fu il suo ultimo ostacolo

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A 26 anni aveva già vinto due Tour de France e una Vuelta. Nel 1980, alla ricerca di un en plein riuscito fino ad allora solo a Gimondi, Anquetil e Merckx, Bernard Hinault decise che era arrivato il momento di mettere in bacheca anche il Giro d’Italia.

La “calata” del bretone complicava notevolmente i piani di Moser e Saronni, che ogni anno sublimavano sulle strade del Giro una rivalità senza tregua. E in effetti, i primi giorni di corsa sembrarono accreditare l’ipotesi di una lotta a tre: Moser vinse il cronoprologo e indossò la maglia rosa nei primi cinque giorni; Saronni si aggiudicò le prime tre tappe; Hinault divenne leader al sesto giorno di corsa, dopo la crono di Pisa. 

Il seguito però raccontò un’altra storia: Saronni, vincitore l’anno prima, perse colpi a sorpresa nella seconda settimana e uscì di classifica ancora prima delle grandi montagne. Moser, a sua volta lontano dai suoi standard migliori, rimase aggrappato alla corsa con i denti. Così, Hinault trovò l’avversario più ostico nel commovente Miro Panizza, che a 35 anni affrontava il diciottesimo e ultimo Giro di una carriera intensa, in parte spesa al servizio proprio di Moser e Saronni. 

Nella tappa dello Stelvio la cavalcata trionfale del bretone

A Roccaraso, Panizza fu l’unico a resistere allo show prepotente di Hinault e ne ebbe in premio la prima maglia rosa della sua vita. Nei giorni successivi resistette eroicamente, ma arrivò la tappa dello Stelvio, che il francese aveva scelto per l’azione decisiva. 

Sulle prime rampe della montagna legata alla memoria di Fausto Coppi, partì Jean-René Bernaudeau, luogotenente di Hinault. Di lì a poco, cominciò il forcing del capitano, capace di recuperare 6 minuti al compagno di squadra, raggiunto poco dopo la vetta. Raccontano che vedendolo arrivare, Bernaudeau gli abbia gridato: «Tutta la vita ho aspettato di andare in fuga con te. Andiamo!».

Di lì all’arrivo c’erano 90 chilometri, prevalentemente in discesa. Per i due della Renault, accompagnati da Cyrille Guimard in ammiraglia, fu una cavalcata trionfale. Al traguardo di Sondrio, Hinault si defilò concedendo al compagno una vittoria memorabile. Il Giro era ormai vinto e la doppietta con il Tour sembrò quasi naturale. In Francia, però, dopo un inizio da dominatore, sarà costretto al ritiro da una tendinite.

Panizza, che nel giorno dello Stelvio festeggiava il compleanno, arrivò con i primi inseguitori, a oltre 4 minuti. Aveva dato tutto, ma già pensava ad altri traguardi. «E ora a casa a studiare – disse due giorni dopo, sul traguardo finale di Milano – Fra qualche giorno ho l’esame di terza media. Il diploma può servirmi, magari trovo un posto in banca».