La Isetti ammette la delusione del tradimento dei suoi elettori

Isetti
Daniela Isetti durante il discorso all'Assemblea Nazionale Ordinaria Elettorale all'Hotel Hilton di Fiumicino

Daniela Isetti ha concluso la sua corsa alla presidenza della Federazione Ciclistica Italiana uscendo al primo giro di votazioni con 68 voti pari al 29,69% delle preferenze. La Isetti commenta l’esito delle elezioni a quibicisport.it, ferita dal tradimento di chi non l’ha votata, ma guarda avanti e cercherà di fare del suo meglio in campo internazionale, essendo candidata alla UEC, l’Unione Europea del Ciclismo.

Daniela Isetti cerca di nascondere la grande delusione che l’assemblea gli ha riservato.

«Ho il rimpianto di aver dedicato tanto tempo e lavoro a gente che mi aveva garantito il voto e che poi mi ha tradito» dice cercando di mostrare una serenità che convince solo fino ad un certo punto

Fino a poche ore prima dello scrutinio, la dirigente emiliana era certa di contare su un pacchetto di voti molto più consistente.

«Sì, mi aspettavo quasi il doppio dei voti che ho ricevuto. Sono in molti, troppi che mi hanno ingannato promettendo una fedeltà che nell’urna non hanno rispettato».

Quanta delusione c’è?

«Mi ferisce più il tradimento della sconfitta. Ho la coscienza tranquilla – continua – perché ho fatto una bellissima campagna elettorale. Ho lavorato come una matta con passione e convinzione. Non ho mai offeso nessuno e sono rimasta sempre fedele ai miei principi etici».

Dopo la prima votazione come hai gestito il tuo elettorato?

«Ho parlato con Dagnoni per chiedergli se voleva raccogliere e tutelare la mia squadra perché ho cercato di tutelare al massimo tutti quelli che mi hanno sostenuto con lealtà fino alla fine».

Nel consiglio ci sono eletti della tua squadra?

«Sì. Acquasanta, la Teocchi e Cazzola».

E ora che futuri immagini per te? Sei candidata alla Uec.

«Sì, cercherò di fare il mio meglio a livello internazionale in rappresentanza della nostra Federazione. Ma nulla è scontato. Poi la vita va avanti e, seppure con dispiacere, me ne farò una ragione».