
Non è certo un volto nuovo quello di Daniela Isetti che tra i candidati alla presidenza è indiscutibilmente la persona che vanta la maggiore conoscenza della macchina federale grazie a otto anni trascorsi nel consiglio federale prima di arrivare alla vice-presidenza vicaria, ruolo rivestito per altri otto anni. Poi è stata eletta nel consiglio dell’Uci. Quindi per venti anni dirigente di alto livello.
Sconfitta non senza polemiche nel congresso che ha eletto Cordiano Dagnoni, la battagliera dirigente emiliana ha rianimato il suo elettorato e si presenta alla sfida forte di un sostegno importante soprattutto tra i tecnici e gli atleti, ovviamente rinforzato dalle società.
Ha coniato per l’occasione un slogan di grande chiarezza e di facile presa: «una Federazione vicina ai territori, organizzata ed attenta alla sostenibilità», poche parole per colpire subito il presidente uscente in quella che molti hanno denunciato come la sua maggiore pecca: la distanza dal territorio e lo scarso coinvolgimento della base.
Come si mette in pratica uno slogan decisamente azzeccato?
«Credo che il contatto con il territorio, con la base sia indispensabile per la Federazione. Senza, manca la vera spinta alla promozione del ciclismo. E poi bisogna avere la consapevolezza che occorrono sinergie ben più articolate».
Cosa vuol dire?
«La promozione del ciclismo non passa solo attraverso l’attenzione alle società ed ai suoi tesserati, servono sinergie istituzionali con gli enti che possono aiutarci a promuovere l’attività ed a semplificare la vita delle società. La simbiosi con il territorio è vitale. Il ciclismo può valorizzare i territori. I territori possono dare molto al ciclismo».
E’ molto triste vedere la facilità con cui altrove nascono campioni…
«Attenzione, Pogacar è un fenomeno che non si può costruire. Il problema del ciclismo italiano non è la mancanza del fenomeno, ma la fragilità del movimento. Noi dobbiamo lavorare per riportare il ciclismo italiano ai livelli della sua storia, che è una storia fortemente legata alla storia del Paese. Il ciclismo è un capitale del Paese che non può essere dissipato».
Come spiega il record di medaglie in un movimento così fragile?
«Ho tanto rispetto per gli atleti, le società, i dirigenti e chiunque si adoperi per conseguire risultati, ma bisogna anche avere la consapevolezza che le medaglie non possono essere l’unico metro di valutazione della salute di un movimento. Tra l’altro non tutte le medaglie hanno lo stesso peso specifico».
Quali possono essere i criteri di valutazione di un movimento?
«Ad esempio il numero complessivo dei tesserati che è sceso sotto i centomila. Una soglia che testimonia la difficoltà di un movimento che non riesce ad invertire un trend negativo».
Quale crede sia il settore con maggiore criticità?
«Le società sono in grandissima difficoltà e non trovano supporto nell’istituzione. Sono state fatte riforme che hanno aumentato i problemi della base, queste andrebbero riviste, ripensate. Quelle decisioni sono la conferma dello scarso contatto che ha il vertice con la sua base».
Cosa si può fare per sostenerle?
«Bisogna essere presenti sul territorio. Ogni società ha difficoltà specifiche, bisogna conoscerle ed intervenire con decisioni mirate. Quello che serve ad una società può danneggiarne un’altra. Solo con una grande condivisione si può arrivare ad una quadra».
Risulta che l’attuale gestione ha già impegnato con contratti chi sarà eletto. Cosa ne pensa?
«Non conosco i dettagli dei contratti che sarebbero stati firmati per il futuro. D’altra parte non sono ancora a conoscenza del bilancio 2024 quindi al momento non ci sono informazioni certe. Girano notizie molto allarmanti, ma se sarà eletta farò un’analisi molto attenta su quanto troverò. Non dimentichiamo che i soldi di cui dispone la Federazione sono soldi pubblici e comunque soldi di cui dobbiamo rendere conto a tutta la nostra comunità».
Daniela Isetti si presenta al congresso con grande speranza. E’ convinta delle sue possibilità ed è fortemente sostenuta da un gruppo che ha grande fiducia nelle sue capacità.
Fa della conoscenza della macchina federale e del rapporto costruito con società e atleti del mondo giovanile i suoi punti di forza.
Tre anni fa rimase esclusa a sorpresa dal ballottaggio e la cosa non mancò di suscitare polemiche. Questa volta non si sbilancia, ma mostra fiducia in un esito diverso.














