Chi è Fabio Aru e dove può arrivare? A caccia di risposte, gli inviati di Bicisport durante l’inverno del 2014 erano andati a trovare il giovane corridore in Sardegna.
Fino a quel momento, aveva dato segnali eccellenti, contribuendo alla vittoria di Nibali al Giro del 2013 e arrivando quinto nel tappone delle Tre Cime di Lavaredo, funestato da vento e neve.
Bisognava capire se sarebbe stato capace di fare un ulteriore salto di qualità, diventando un leader da grandi gare a tappe. L’occasione per dare una risposta definitiva arrivò al Giro d’Italia del 2014: il capitano designato dall’Astana era Michele Scarponi, ma quando questi si arrese per una condizione fisica precaria, Aru era pronto a sfruttare l’occasione.

Terzo posto finale, e l’anno dopo il trionfo alla Vuelta
Nella tappa che arrivava a Montecampione, il suo scatto a tre chilometri dalla vetta fu un colpo allo stomaco per tutti gli uomini di classifica. Riuscirono a stargli dietro solo Evans e la maglia rosa Uran, ma nell’arco di un chilometro dovettero uno dopo l’altro alzare bandiera bianca e limitare i danni.
All’arrivo Aru festeggiò il primo successo da professionista. Anche Pantani aveva vinto a Montecampione, e molto prima di lui Bernard Hinault. Entrambi avevano poi assaporato dopo qualche il primo posto finale, il ragazzo sardo invece dovette accontentarsi del terzo gradino del podio, dopo Quintana e Uran.
Ma era l’inizio di un cammino virtuoso: in quello stesso anno Aru si sarebbe confermato alla Vuelta, conclusa in quarta piazza. E nel 2015 avrebbe fatto ancora meglio, arrivando secondo al Giro e trionfando in Spagna.
Il seguito è stato molto meno esaltante: dopo la fugace maglia gialla al Tour del 2017, l’eclissi del campione, indotta anche da problemi di natura fisica, è stata continua, quasi inesorabile. La storia però non è ancora finita: a trent’anni si può sempre risorgere.













