Ciccone risveglia in Abruzzo la passione per il grande Taccone al quale avevano ucciso il padre

Vito Taccone al microfono di Sergio Zavoli
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Adesso che Giulio Ciccone ha risvegliato il grande tifo per il ciclismo in tutto l’Abruzzo, la sua regione, la gente torna a rievocare le imprese di Vito Taccone, il piccolo grande scalatore di Avezzano che in un Giro d’Italia (anni ’60) conquistò ben cinque tappe, quattro delle quali di fila.

Taccone ha esordito nel professionismo a 21 anni nell’Atala diretta dal leggendario Sivocci. Era entrato in carriera raccomandato da tecnici locali che lo avevano visto in azione tra i dilettanti e ne avevano apprezzato il valore come scalatore molto rabbioso negli scatti. Lo chiamavano già “Camoscio d’Abruzzo” prima che diventasse professionista.

Il triste evento

Taccone veniva da una famiglia poverissima. La mamma era rimasta sola giacché il padre del corridore proprio poco prima del Giro d’Italia era rimasto vittima di un assassinio. Era in montagna a pascolare i due cavalli di cui disponeva e dormiva in una sorta di capanna insieme alle bestie. Una mattina lo trovarono senza vita: qualcuno lo aveva ucciso e mai si è saputo chi sia stato né il motivo dell’omicidio che aveva segnato profondamente la vita del giovane corridore.

Taccone si presentò alla partenza del Giro con questa grande spina nel cuore e più volte disse, al microfono di Sergio Zavoli, che lo aveva fatto ospite quasi fisso della sua trasmissione, che quella spaventosa disgrazia gli aveva messo una rabbia ancora più forte verso la vita e lo sport che praticava. Infatti le sue operazioni agonistiche erano sempre animate da un forte impulso atleticamente aggressivo e tale da incantare la gente che lo adorava.

Il via al Giro

Bene, a soli 21 anni d’età Taccone parte per il Giro d’Italia, il più piccolo della nidiata di Sivocci. I compagni imparano rapidamente a conoscere il corridore molto appassionato e combattivo e il compagno estremamente godibile perché Taccone era un torrente di storie legate alla sua vita fatta di grandi stenti familiari e di belle vittorie in corsa.

Parte dunque per il Giro d’Italia del 1961 e qui succede qualcosa di molto interessante e bello…

Una cambiale da 500 mila lire

Era sera. I corridori chiacchieravano dopo cena sulla porta dell’albergo che li ospitava, immerso in un bel giardino quando all’improvviso…

All’improvviso sentono una voce altissima. Era quella di Taccone che parlava al telefono da una cabina dell’albergo con la mamma. Le comunicava che aveva vinto una volata in salita contro il tedesco Junckerman: uno scalatore fortissimo contro il quale il piccolo Taccone aveva scatenato la sua forza e la sua rabbia. Lo aveva battuto.

Ed ecco cosa diceva alla povera madre.

«Mamma stai tranquilla. Non ti preoccupare. Quella cambiale di martedì è già pagata».

Era una cambiale di 500 mila lire. E lui aveva vinto un traguardo volante con premio di 500 mila lire.