Intercettiamo Daniel Oss mentre sta preparando la cena insieme alla compagna e non esita a ringraziarci subito per averlo salvato da pentole e padelle. «Grazie per aver chiamato! Ora ho una scusa per far cucinare solo Giulia stasera».
Parte da qui la nostra chiacchierata con il corridore della Bora-Hansgrohe, una chiacchierata a 360° che coinvolge tanti aspetti, dalla vita familiare a, ovviamente, il ciclismo. Per lui che la stagione l’ha conclusa alla Brugge-De Panne più di un mese fa, è il tempo di recuperare dalle fatiche di un 2020 anomalo e di riprendere lentamente il ritmo: il 2021 si preannuncia avvincente.
«Ho riposato circa venti giorni. La stagione è stata breve ma molto intensa. Comunque non mi sono fermato del tutto. Qui in Trentino siamo fortunati. La zona gialla mi ha permesso di fare delle lunghe camminate tra le montagne, montare un po’ gli sci e fare del sano alpinismo che fa sempre molto bene al fisico di un atleta».

E ora? Ci si rimette in sella?
«Si, però senza lavoro specifico. Faccio 50-60 chilometri per riabituare le gambe alla bicicletta ed esercizi in palestra. Poi siccome la stagione non inizierà a gennaio in Australia mi permetto di passare ancora un po’ di tempo a casa con Giulia e fare un po’ più tardi la sera. Ci piace molto guardare i film insieme…»
Che genere di film vi piace guardare?
«Ecco su questo non andiamo molto d’accordo. (ride) Io preferisco i film d’azione o avventura, lei predilige le commedie. Alla fine però troviamo sempre un compromesso».

Ci sono differenze tra questa off-season e quelle degli anni passati?
«Si, molte. Solitamente al termine di una stagione ce ne andiamo sempre in qualche posto caldo a recuperare, soprattutto mentalmente. Personalmente mi piace andare nel “mio” resort a Zanzibar. Sono 17 bungalow che abbiamo acquistato con alcuni amici anni fa. Invito spesso i miei colleghi. Quest’anno ovviamente è diverso ma anche il calore di casa non mi dispiace».
Hai dei programmi per Natale? Già pensato ai regali?
«Non solo ci ho pensato, li ho anche già comprati! Ma non vi dico nulla perché se leggono l’intervista poi che sorpresa è? Purtroppo non so bene come passerò il Natale, la situazione non ci permette di fare programmi. Penso e spero di stare con la mia famiglia, è una festività a cui tengo molto. Certo solitamente per il cenone siamo più di venti…»

Daniel, tu sei molto amico di Sagan, cosa ti ha detto Peter sul suo primo Giro d’Italia?
«Era emozionatissimo di venire in Italia, oltre che parecchio incuriosito. Mi ha fatto tante domande. Voleva sapere che tipo di clima c’era, se era “nervoso” come il Tour o più “rilassato” come la Vuelta. Alla fine mi ha detto che si è divertito molto, c’erano tifosi che lo acclamavano ovunque come fosse un corridore italiano. E’ rimasto sorpreso dal calore della gente. Poi ha vinto a Tortoreto quindi il suo lavoro l’ha fatto egregiamente».
Pensi tornerà al Giro?
«Ne sono più che sicuro. Non so se già nel 2021, ci sono anche le Olimpiadi da considerare, ma presto lo rivedremo sulle nostre strade…»
Quando vi rivedrete? Avete in programma un ritiro con la squadra?
«Si ci vedremo a dicembre per un mini ritiro in Germania. Non pedaleremo però. Saranno tre o quattro giorni in cui faremo visite di controllo, shooting per gli sponsor, routine pre-stagionale insomma. Sono curioso di vedere da vicino Giovanni Aleotti che passerà professionista con noi alla Bora-Hansgrohe. Alessandro De Marchi, che lo conosce bene, mi ha parlato di un gran talento per le corse a tappe. Speriamo! Per gli allenamenti invece siamo rimasti ad un programma individuale che seguirà le tabelle preparate dai nostri tecnici. Come a scuola anche noi facciamo i compiti a casa…»

Se tu fossi un team manager e dovessi allestire una squadra per il Tour de France 2021, chi chiameresti?
«Bella domanda! Io sicuramente farei il ds-corridore perché serve sempre un pazzo in squadra. Poi dividerei il team per due capitani, Sagan per gli arrivi intermedi e Pogacar per la classifica generale. Per aiutare Peter chiamerei Bodnar, affidabile e potente, e Guarnieri, che secondo me è il miglior apripista in circolazione, oltre ad essere un grande uomo squadra. Con lui bisogna solo finalizzare. Per Tadej invece Formolo e Caruso, con Moscon jolly tuttofare».
Hai nominato Moscon che è anche tuo conterraneo. Credi potrà tornare sui suoi livelli?
«Me lo auguro. Ha avuto alcuni suoi problemi e li sta superando. Non è stato un anno facile, ha corso davvero poco. Poi è nell’occhio del ciclone, sbagliare nel suo caso vale doppio. Per me Moscon è un fenomeno, un talento cristallino. Ha bisogno di tranquillità per tornare quello di una volta. Per sua fortuna è ancora molto giovane».

Un’altra trentina è Letizia Paternoster che tu conosci bene. Una stagione difficile per lei…
«Vero, ha avuto tanti problemi fisici in questo 2020. Anche lei ha corso pochissimo e non ha potuto dire la sua. Peccato perché questo era l’anno dei giovani sia tra gli uomini sia tra le donne. Ma vedrete, nella prossima stagione tornerà a sbranarle tutte come sempre, un anno no ci può stare».
Ce lo auguriamo anche noi, il ciclismo italiano ha bisogno del talento di Gianni e Letizia. Ora però è il tempo per Daniel di tornare ai fornelli. Giulia chiama e la cena non si prepara da sola…














