La Israel StartUp-Nation si sta pentendo di aver fatto firmare a Chris Froome un contratto di 5,5 milioni di euro a stagione? A sentire il direttore sportivo Rik Verbrugghe pare proprio di sì. L’incidente al Giro del Delfinato 2019 ha lasciato duramente i segni sul corpo del britannico, mai realmente tornato ai livelli dei quattro Tour de France.
Tra mille difficoltà e problemi fisici, Froome quest’anno non si è quasi mai visto, sprofondando nella coda del gruppo ogni qual volta iniziasse una salita. Per il diesse Verbrugghe questo è un grave problema. «Non è il Froome dalla Sky. – ha spiegato a CyclingWeekly – Il nostro obiettivo è essere sempre protagonisti, ma ci manca un vero corridore da corse a tappe capace di fare classifica».
Le uniche vittorie di tappa nei grandi Giri sono a firma di Dan Martin, ora ritirato, e Alex Dowsett, un bottino decisamente misero se consideriamo il budget e le spese di questa formazione. Verbrugghe inoltre ammette che è molto difficile convincere corridori a unirsi alla squadra senza risultati di rilievo.
«Ci vuole tempo, stiamo crescendo e lavorando a stretto contatto con il team di sviluppo Continental. Però quando c’è l’opportunità di firmare con un corridore, bisogna provare a coglierla. Eravamo vicini a due giovani talenti, a mio avviso il futuro dei grandi Giri, ma uno è andato alla Bora e l’altro alla Deceuninck».
Verbrugghe non nasconde che l’obiettivo della Israel per il prossimo anno è quello di entrare nella top-5 del ranking UCI. Un intento difficile se consideriamo che ci sono squadre come Ineos, Jumbo-Visma, QuickStep e UAE. In quest’ottica è fondamentale il ritorno ad alti livelli di Froome.
«Abbiamo bisogno e vogliamo vedere risultati da Chris nel 2022. Anche in una gara minore sarebbe un inizio, un passo nella giusta direzione. Non posso ancora spiegare i piani che abbiamo per lui, ma si tratta di una ragnatela di obiettivi a breve termine. Se ne raggiunge uno, se ne aprirà un altro. Se andrà al Tour? Molto probabilmente no».














