La storia piccola ma buona di Nicolò Garibbo

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Nicolò Garibbo, ventisei anni, ieri ha conquistato la sua prima vittoria tra i professionisti battendo Zana e Berrade nella prima tappa del Giro di Sardegna (credit: Pelagalli/SprintCyclingAgency).
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In almeno un paio di occasioni, Nicolò Garibbo aveva seriamente pensato di abbandonare il ciclismo. La prima nei momenti peggiori della pandemia, tra il 2020 e il 2021, quando gli riusciva difficile persino piazzarsi nelle gare regionali degli Under 23. Dopo un percorso tutto sommato soddisfacente nelle categorie giovanili condito da qualche vittoria e da diversi piazzamenti, Garibbo stava per soccombere ad un problema ereditario alla tiroide che non riusciva ad aggiustare. Arrivò a pesare cinquanta chili e a fare del ciclismo un’ossessione. Poi, per fortuna, grazie all’avvento di un nuovo farmaco ha potuto rimettersi in carreggiata, tornando a divertirsi e ad entrare con più costanza negli ordini d’arrivo.

Tra il marzo e l’aprile di due anni fa, la seconda crisi: più passeggera della prima, ma ugualmente profonda. Al Laigueglia non partì, mentre alla Coppi e Bartali e al Giro d’Abruzzo stazionava regolarmente nelle ultime posizioni del gruppo: passaggi a vuoto devastanti per un ventiquattrenne di una continental, la Technipes, in cerca di un contratto nella massima categoria.

Intanto, tra una crisi e l’altra, Garibbo era diventato uno dei migliori semiprofessionisti italiani. Ci era riuscito risolvendo i problemi fisici che lo avevano rallentato, intervenendo sulle proprie insicurezze e continuando a credere in se stesso e in un percorso fatto di piccoli passi ponderati: prima la Parkpre, poi la Gragnano, dopodiché la Technipes. Finalmente le vittorie arrivavano con regolarità: una nel 2022, sei nel 2023. Sembravano sufficienti per garantirgli un futuro dignitoso, e invece Garibbo si scontrò con lo scetticismo di chi non si fidava di certi acuti dopo stagioni a dir poco travagliate e avare di risultati. Amareggiato, continuò comunque a lavorare con testardaggine.

Garibbo
Dopo una brillante stagione con la maglia della Gragnano, per il 2024 Garibbo accettò l’offerta di una continental, la Technipes. In quella stagione conquistò due vittorie: il Matteotti (in foto) e il Città di Empoli (credit: Fruzzetti).

Più vinceva e più, paradossalmente, si allontanava dal professionismo: non avrebbe realizzato il suo sogno facendo incetta di corse riservate agli Under 23 e agli elite. Afferrato il messaggio, con il trasferimento alla Technipes allora Garibbo si concentrò su un calendario di più alto profilo. Nel 2024 andava meglio che nel 2023, ma com’era naturale che fosse correndo spesso con i professionisti il numero di successi diminuì: soltanto due, al Matteotti e al Città di Empoli, e per di più nel giro di qualche settimana appena, come a sottindere un periodo particolarmente fortunato. L’anno precedente le vittorie erano state sei, ed era come se i conti non tornassero. Proprio quando si era convinto che non sarebbe stata la quantità di affermazioni a farlo passare professionista, Garibbo si trovò a doversi giustificare con chi lo criticava perché vinceva meno.

La prima, insperata, vittoria nella massima categoria, Garibbo l’ha conquistata ieri nella prima tappa del Giro di Sardegna, all’inizio della sua seconda stagione con la maglia della Ukyo (continental giapponese a trazione italiana guidata da Alberto Volpi e diretta da Manuele Boaro, assai più incisiva e nel vivo della corsa di certe Professional). D’accordo, la Soudal non avrà sfruttato la superiorità numerica, ma Garibbo può sempre dire d’aver battuto un ex campione italiano ottavo un mese fa al Down Under (Zana), un vincitore di tappa alla Vuelta del 2024 (Berrade) e il nono classificato al campionato europeo dello scorso anno (Garofoli).

Garibbo
Lo scorso anno, il primo con la maglia della Ukyo, Garibbo lo aveva concluso senza alzare le braccia al cielo ma comunque con risultati incoraggianti, tra cui il primo posto nella classifica degli scalatori al Tour de Kumano, al Tour of Japan e al Czech Tour, e il terzo posto nella classifica generale del Giro del Friuli alle spalle di Jasch e Umba (in foto, credit Bolgan).

Un successo conquistato sfruttando le sue doti più evidenti, la testardaggine e lo spunto veloce a ranghi ristretti: superata l’idea del ritiro non possono essere gli avversari ad impaurirlo, e di finali simili tra gli Under 23 ne avrà vissuti almeno una ventina.

Se Garibbo, a quasi ventisette anni, ha centrato la sua prima affermazione tra i professionisti, è perché si sta correndo il Giro di Sardegna. Questo va sottolineato perché nonostante una lista di partenti di secondo piano per una corsa professionistica, queste gare ci vogliono come il pane. Una continental che decidesse di partecipare al Giro di Sardegna, al Giro della Magna Grecia e alla Lione-Torino si ritroverebbe con tredici giorni di corsa in più nelle gambe. Che sommati alla Coppi e Bartali, al Giro Next Gen, al Giro della Valle d’Aosta, al Giro del Friuli e al Giro del Veneto cominciano a dare una somma di tutto rispetto. E certe gare ci vogliono affinché il ciclismo sopravviva nella quotidianità; e il ciclismo può sopravvivere soltanto parlandone, e per parlarne bisogna che gli eventi non manchino, che il calendario non si strugga come neve al sole, che corridori come Garibbo abbiano la possibilità di giocarsi le vittorie alla loro portata, e da queste provare a spiccare un altro salto.