La Picnic PostNL è finita al centro di un ciclone nelle ultime settimane, tra accuse di una presunta cultura aziendale tossica e problemi legati alla propria struttura sportiva. A metà ottobre, un’inchiesta condotta dall’emittente olandese NOS e dal podcast In de Waaier, ha raccolto 71 testimonianze tra ex corridori e collaboratori, i quali hanno denunciato un clima di paura, pressioni psicologiche e un sistema di gestione particolarmente autoritario, con alcuni ex membri che hanno parlato addirittura di una «dittatura».
Tra le testimonianze più pesanti quella dell’ex professionista Martijn Tusveld, che ha raccontato di aver vissuto un periodo di forte disagio psicologico dopo alcuni contrasti con la dirigenza. La squadra ha respinto il quadro complessivo emerso dall’inchiesta, ma ha annunciato un’indagine indipendente sulla propria cultura interna.
Iwan Spekenbrink, a capo del team Picnic PostNL, ha deciso allora di rompere il silenzio in merito a tutte queste accuse, respingendo soprattutto l’idea che l’ambiente di lavoro e dell’organizzazione dentro il team possa essere in qualche modo problematico. In un’intervista al quotidiano olandese De Telegraaf, il responsabile della squadra ha ammesso che alcuni ex corridori hanno vissuto delle esperienze negative. Allo stesso tempo, ha contestato in sostanza quello che è stato raccolto dai media nell’ultimo periodo.
Queste le parole di Spekenbrik in risposta a quanto successo nelle ultime settimane: «La “cultura della paura” attorno alla quale è stata costruita questa storia è, a mio avviso, fuorviante. Sì, lo hanno detto alcune fonti e me ne rammarico, perché l’obiettivo è sempre garantire un ambiente di lavoro sicuro per tutti. Crediamo ancora nel nostro metodo di lavoro. Il lavoro di squadra, basato sul rispetto reciproco, è il nostro pilastro. In un momento come questo, è necessario rivalutare la propria posizione come organizzazione. Non neghiamo gli errori, perché chiunque può commetterne, ovunque».
Il caso ha avuto ripercussioni anche su chi lavora all’interno del team. Spekenbrink ha infatti rivelato che alcuni dipendenti hanno espresso delle serie preoccupazioni per il loro futuro, vista la situazione generale di incertezza: «Nelle ultime settimane ho parlato al telefono con molti collaboratori, preoccupati per il loro posto di lavoro. Lavorare in un’organizzazione sportiva di alto livello non è sempre piacevole, perché a volte bisogna deludere qualcuno. C’è chi riesce ad affrontare la situazione meglio di altri».
A complicare ulteriormente la situazione è arrivata la questione della licenza World Tour per il 2027. Il team non ha rispettato la prima scadenza per la registrazione, ma Spekenbrink ha cercato di rassicurare, confidando che le pratiche verranno completate entro la scadenza definitiva dell’8 dicembre: «Do per scontato che l’anno prossimo avremo una licenza World Tour. L’iter è in corso. Dal Covid-19 in poi, abbiamo operato in una sorta di modalità di sopravvivenza. Dobbiamo crescere dal punto di vista economico, così da non vedere i nostri talenti andare via non appena iniziano a ottenere buoni risultati. È un momento difficile, ma ne usciremo più forti».













