
C’è chi spiega le coincidenze con la scienza e la semplice casualità . A volte però c’è la tentazione di dire che i numeri sono stregati e che portano con sé un’aura quasi mistica. A volte una maledizione. Sembra questo il caso del dorsale numero 11, perlomeno nei grandi giri del 2026 e che ha visti coinvolti in tre cadute, rispettivamente in ordine: Santiago Buitrago, Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar.
Tutti e tre questi corridori hanno indossato la maglia con la doppia cifra prima di cadere ognuno in un grande giro diverso. Prima c’è stata la caduta di Santiago Buitrago, che ha dovuto abbandonare il Giro d’Italia alla 2ª tappa, la Burgas–Veliko Tarnovo, il 9 maggio, a circa 23 chilometri dall’arrivo. La caduta avvenne in gruppo, su strada bagnata dalla pioggia. Nelle prime posizioni del plotone, Marc Soler perse l’equilibrio e finì a terra, prendendo con effetto domino anche lo stesso Buitrago.
Poi fu la volta di Jonas Vingegaard al Tour de France. Qualche giorno prima della 15ª tappa, Jonas aveva fatto sapere che non avrebbe mollato nonostante i 7′ che lo separavano ormai dalla testa della classifica generale guidata da Tadej Pogacar. Il Tour di Vingegaard terminerà purtroppo lì. Il danese finisce infatti a terra in corrispondenza di uno spartitraffico in curva a circa 20 chilometri dall’arrivo. Il tutti proprio mentre la sua squadra, la Visma|Lease a Bike, stava facendo il ritmo in testa al gruppo.
Infine, ieri c’è stata anche la caduta di Tadej Pogacar alla Vuelta. Dopo sette anni che non vi partecipava, lo sloveno che stava guidando senza grandi sorprese la corsa, alla 9ª tappa a 30 chilometri dall’arrivo è inciampato in una pietra che lo ha fatto volare. Diagnosi: commozione cerebrale e due fratture. E ovviamente, addio alla Vuelta. La maglia numero 11 ha colpito di nuovo.












